Il ministro guardasigilli: “Il gioco non valeva la candela? Valeva un candelabro”. Approvato a luglio in seconda lettura il testo, che introduce due Csm distinti, una nuova Alta Corte disciplinare e il sistema di nomina a sorteggio per alcuni membri
Da ieri alle 16.30 in Senato è ripresa la discussione sul disegno di legge costituzionale riguardante la riforma della giustizia, in particolare l’ordinamento giudiziario, che include la separazione delle carriere dei magistrati, tra giudici e pubblici ministeri.
“Aspettiamo domani le dichiarazioni di voto e la conclusione. Avevo già dato risposte preventive in varie interviste, visto che le osservazioni di oggi sono state la solita litania petulante” ha commentato il ministro guardasigilli Carlo Nordio, lasciando il Senato dopo la discussione, su cui ha deciso di non replicare. “Non vedo che cosa avrei potuto dire di nuovo. In compenso, Balboni ha fatto un’eccellente replica come relatore” ha aggiunto. “Valeva un candelabro” ha poi scherzato il ministro Nordio con i giornalisti, che gli chiedevano se il gioco sia valso la candela, riprendendo le parole del presidente del Senato, La Russa, che aveva precisato a proposito della riforma che è giusta ma “forse il gioco non valeva la candela”.
L’Aula di Palazzo Madama esprimerà domani mattina il voto finale sul ddl costituzionale, come deciso dalla Conferenza dei capigruppo e riferito al termine della riunione dal capo dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri. Le dichiarazioni di voto avranno inizio alle 10.30, ha riferito Gasparri, e il voto “avverrà intorno alle ore 12”. La discussione generale sul provvedimento ha preso il via ieri pomeriggio con la relazione di Alberto Balboni (FdI) e proseguirà anche domani, eccetto la ‘finestra’ nel pomeriggio per esaminare e votare il ddl concorrenza 2025.
La fase finale dell’iter di riforma
Una fase cruciale, quella attuale, che segue le letture svolte alla Camera e costituisce uno degli ultimi passaggi prima dell’approvazione finale del testo. La discussione in Aula si concentra sull’esame e le possibili modifiche al testo prima del voto definitivo, che definirà se la riforma potrà procedere verso il referendum confermativo previsto per la primavera del 2026. Protagoniste dunque anche le questioni emerse nelle commissioni e dalla recente Assemblea generale dell’Associazione nazionale magistrati del 25 ottobre.
La discussione del Senato è determinante per ratificare le misure urgenti e strutturali già varate, come il decreto legge n. 117/2025, volto a garantire una maggiore velocità nella definizione dei procedimenti pendenti e l’ottimizzazione del sistema giudiziario fino al 30 giugno 2026.Le tappe della riforma
A luglio 2025 il Senato ha approvato in seconda lettura il testo della riforma, che prevede due Consigli Superiori della Magistratura distinti, una nuova Alta Corte disciplinare e il sistema di nomina a sorteggio per alcuni membri. Ora il testo è atteso alla Camera per la terza lettura autunnale, prima del ritorno al Senato per l’esame finale. Se approvata da entrambe le Camere con i numeri richiesti, la riforma andrà a referendum confermativo nella primavera del 2026. Questo referendum sarà decisivo per l’entrata in vigore definitiva della riforma.
Le tappe principali prossime sono quindi:
- Esame finale al Senato che comincia oggi
- Referendum popolare confermativo in primavera 2026, senza quorum necessario
- Dopo il referendum, entro un anno dovranno essere varate le leggi di attuazione
Questa riforma mira ad accelerare i processi e snellire la macchina giudiziaria, con l’obiettivo di ridurre i tempi processuali del 25% entro il 2026. Il dibattito è acceso sul piano dell’autonomia e indipendenza della magistratura, soprattutto per la nuova regolazione degli organi di autogoverno e il sistema di estrazione a sorte dei membri del CSM.Presidente Anm Parodi:: “Il referendum potrebbe essere a marzo”
“Bisogna capire quando sarà il referendum, io ho la netta impressione che potrebbe essere anche a marzo”. Lo afferma il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Cesare Parodi, a ‘Un giorno da pecora’ su Rai Radio1, sul mese in cui potrebbe tenersi il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia e aggiungendo che quella di marzo “è una data che non escluderei, quindi i tempi sono molto stretti”.
