
Con parole semplici ma cariche di significato, Re Carlo III ha conquistato il pubblico italiano pronunciando parte del suo discorso ufficiale interamente in italiano durante il ricevimento al Quirinale, nel secondo giorno della sua visita di Stato in Italia.
«Spero di non rovinare troppo la lingua di Dante», ha detto con un sorriso il sovrano britannico, provocando un applauso caloroso nella sala. Il riferimento al Sommo Poeta è stato accolto con simpatia, e ha dato il tono a un intervento che ha saputo alternare momenti solenni a passaggi personali.
Re Carlo ha voluto anche rendere omaggio alla storia italiana e al suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata, ricordando la figura del giudice Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia nel 1992. «Il coraggio e la dedizione alla giustizia di uomini come Falcone sono un esempio non solo per l’Italia, ma per il mondo intero», ha dichiarato.
Nel suo intervento ha parlato anche dei legami storici e culturali tra Italia e Regno Unito, definendoli «forti, profondi e sempre attuali». Il Re ha sottolineato l’importanza della cooperazione europea in materia di ambiente, cultura e difesa dei valori democratici.
Il discorso è stato particolarmente apprezzato per il tono personale e per l’impegno a parlare nella lingua del paese ospitante, segnale di rispetto e vicinanza.
Con il suo italiano gentile e il ricordo di Falcone, Re Carlo ha saputo unire il protocollo con la sensibilità. Un gesto che rafforza i rapporti diplomatici e dimostra quanto le parole – anche quelle “straniere” – possano costruire ponti di memoria e amicizia.
