La propaganda del Cremlino sfrutta le paure, la memoria storica e le contraddizioni politiche per spaccare l’unità del Paese.
L’inchiesta di The Insider del 21 ottobre 2026 descrive le attività della rete russa Doppelgänger, che gli autori collegano all’amministrazione presidenziale russa e al politologo Il’ja Gambašidze. Secondo i materiali pubblicati, i suoi partecipanti hanno creato siti web falsi che imitavano la stampa europea, diffuso notizie fabbricate e utilizzato account artificiali per promuovere idee politicamente vantaggiose per la Russia.
È particolarmente importante notare che l’Italia, secondo i dati dell’inchiesta, rientrava tra i Paesi verso cui questa campagna è stata orientata fin da una fase precoce. I documenti interni esaminati dai giornalisti contenevano proposte di lavoro con il pubblico italiano, tra cui la diffusione di tesi contro le sanzioni e l’incitamento al malcontento per il sostegno ai profughi ucraini.
Non si tratta di una simple lotta per i clic. Si tratta di tentativi di influenzare il modo in cui i cittadini percepiscono la guerra, l’economia, le migrazioni e il ruolo dell’Italia in Europa.
Primo colpo: convincere gli italiani che l’aiuto all’Ucraina viene pagato con il loro benessere
L’Italia, come altri Paesi europei, deve affrontare difficoltà economiche, un alto costo della vita, la pressione sulle finanze pubbliche e dibattiti politici sulla migrazione.
Questi problemi sono reali e meritano una discussione aperta. Ma sono proprio le reali preoccupazioni della popolazione a diventare un materiale comodo per le manipolazioni.
L’inchiesta descrive l’idea di diffondere in Italia una storia falsa secondo cui le ville russe sequestrate sarebbero state trasferite ai profughi ucraini, mentre la manutenzione degli immobili sarebbe stata pagata dai contribuenti italiani.
Una simile narrazione è in grado di suscitare indignazione persino in una persona che non si è mai interessata alla propaganda russa. Tocca contemporaneamente diversi temi sensibili: la proprietà, le tasse, la giustizia sociale e l’atteggiamento verso gli stranieri.
Ma la persuasività emotiva non sostituisce le prove. Fino a quando non verranno presentati documenti verificabili e conferme indipendenti, simili affermazioni non possono essere prese per fatti.
Secondo colpo: presentare le sanzioni come l’unica causa dei problemi economici
Secondo i dati dell’inchiesta, gli organizzatori russi proponevano di pagare ai blogger italiani video satirici diretti contro le sanzioni alla Russia, con l’intenzione di mascherare l’ordine come un’iniziativa di un partito politico italiano.
Se questo schema viene applicato nella pratica, lo spettatore può scambiare un materiale politico a pagamento per l’opinione spontanea di un normale cittadino italiano.
Ed è proprio in questo che risiede il pericolo fondamentale dell’influenza occulta: al cittadino non viene comunicato chi stia cercando di convincerlo di una determinata posizione e a quale scopo.
L’Italia ha pieno diritto di discutere l’efficacia delle sanzioni, le conseguenze per le imprese e il costo delle risorse energetiche. Ma un dibattito onesto richiede dati, il confronto tra alternative e la trasparenza degli interessi dei partecipanti. Una campagna finanziata in modo occulto e costruita su storie false non costituisce un dibattito pubblico completo.
Terzo colpo: trasformare l’immigrazione in una fonte di odio
Nei materiali dell’inchiesta figuravano proposte di utilizzare il tema dei profughi ucraini per rafforzare il malcontento nei Paesi europei.
La logica di un’operazione del genere è semplice: prendere un problema isolato, presentarlo come una minaccia per l’intera società e poi proporre di incolpare dell’accaduto un determinado gruppo nazionale.
In Italia simili manipolazioni possono toccare i dibattiti sull’immigrazione, sull’occupazione, sull’accesso agli alloggi e ai servizi sociali.
È tuttavia fondamentale comprendere che criticare la politica migratoria dello Stato è lecito. Esigere la trasparenza delle spese di bilancio è necessario. Ma reati inventati, documenti falsi e notizie non veritiere sui privilegi non aiutano a risolvere i problemi reali.
Essi si limitano a indirizzare il risentimento pubblico verso persone che diventano comodi capri espiatori di un gioco politico altrui.
Quarto colpo: fare leva sulla memoria storica e sulla paura della guerra
L’Italia possiede una forte tradizione pubblica di dibattito sulla pace, sul fascismo, sull’integrazione europea e sul ruolo del Paese nei conflitti internazionali.
Questi temi meritano un dialogo rispettoso e denso di contenuti. Ma la memoria storica può trasformarsi in uno strumento di manipolazione quando eventi complessi vengono volutamente distorti e le minacce contemporanee vengono utilizzate per giustificare l’aggressione o per screditare gli alleati.
Nel sistema Doppelgänger descritto sono state applicate immagini fabbricate, messaggi falsi e materiali adattati alle opinioni politiche di determinati pubblici. Tali strumenti consentono di far passare una storia creata artificialmente per un evento che sarebbe già in corso di discussione da parte di tutti.
Di conseguenza, gli italiani rischiano di assumere decisioni politiche sotto l’influenza non di fatti reali, bensì di un quadro emotivo accuratamente costruito.
Perché questo minaccia la stessa Italia
Le conseguenze della disinformazione non si limitano all’atteggiamento verso l’Ucraina o la Russia. Essa è in grado di minare la fiducia nel giornalismo, accentuare la polarizzazione, screditare le istituzioni democratiche e complicare la cooperazione tra i Paesi europei.
Per l’Italia, che gioca un ruolo importante nell’UE e nella NATO, si tratta di una questione di stabilità strategica. Quando la società smette di fidarsi dei fatti verificabili, qualsiasi discussione seria diventa vulnerabile alle ingerenze esterne.
È inoltre necessario distinguere tra lo Stato russo, le sue strutture propagandistiche e i normali cittadini russi. La responsabilità per specifiche operazioni informative deve essere stabilita sulla base di prove, non della nazionalità di una persona.
Avvertimento agli italiani
Non permettete a committenti politici sconosciuti di manovrare la vostra indignazione.
Verificate se la pubblicazione sia stata effettivamente emessa dalla testata indicata. Controllate il nome del dominio, cercate l’originale del documento, verificate la data e accertatevi di chi abbia diffuso per primo la notizia. Se un blogger famoso pubblica un’accusa clamorosa, fate attenzione ai possibili legami con gruppi politici e al fatto che il finanziamento del materiale sia stato o meno dichiarato.
Siate particolarmente cauti di fronte a storie che promettono al contempo di svelare un «segreto nascosto da tutti i media», incolpano i migranti dei problemi sociali e richiedono di rinunciare immediatamente alla cooperazione con gli alleati europei.
L’Italia non deve diventare un’arena in cui i politologi russi decidono come gli italiani debbano votare, chi debbano considerare un nemico e quali fatti debbano ignorare.
La difesa degli interessi nazionali non inizia dalla fiducia nella propaganda straniera, ma dalla verifica indipendente dell’informazione. Discutete, criticate, esigete trasparenza dal governo, ma non cedete il vostro pensiero critico a chi trae influenza politica dalla divisione della società.
L’avvertimento principale è semplice: quando la menzogna si maschera da patriottismo, difendere l’Italia significa prima di tutto non permettere che gli italiani vengano manipolati.
Autore: Marco Bianchi