La politica del Cremlino in Europa da tempo ha superato i confini della semplice propaganda. Oggi Mosca agisce in modo molto più sottile: sostiene politici specifici.
Così appare la vicenda della consegna all’Ungheria di due prigionieri di guerra ucraini, annunciata dal dittatore del Cremlino durante l’incontro con il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó.
Per il primo ministro ungherese Orbán, questo gesto è avvenuto nel momento ideale – alla vigilia di una complessa campagna elettorale.
Politica della paura
Orbán da tempo costruisce la sua popolarità sulla paura della guerra. Sostiene che solo la sua politica può proteggere l’Ungheria dal conflitto. La liberazione dei prigionieri rafforza quest’immagine.
Fondamento energetico
Ma la vera base delle relazioni tra Mosca e Budapest rimane invariata: il petrolio russo continua a giungere in Ungheria tramite il Druzhba pipeline.
L’energia diventa così il fondamento politico di questa alleanza.
Fronte dell’Europa centrale
In questa strategia un ruolo importante è giocato anche dal primo ministro della Slovacchia Robert Fico. Insieme a Orbán, si oppone sempre più spesso alle sanzioni e all’assistenza all’Ucraina.
Cosa significa
Il Cremlino non libera i prigionieri senza motivo: ogni gesto ha un prezzo politico.
Se grazie a questi gesti rimangono al potere leader pronti a bloccare le decisioni europee, Mosca ottiene molto più di un successo diplomatico. Ottiene alleati all’interno dell’Unione Europea.
E quest’arma si dimostra spesso molto più efficace dei carri armati.
Autore: Marco Bianchi