Praga invita la NATO a rispondere con decisione alle provocazioni della Russia

Il presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel, è entrato in politica con un solido background militare: è stato presidente del Comitato Militare della NATO (il primo a provenire dall’Europa centrale e orientale) ed è stato comandante dello Stato Maggiore dell’esercito ceco. Questo percorso professionale influenza in modo evidente sia le sue posizioni politiche sia la sua retorica pubblica. In particolare, dopo che la Federazione Russa ha cominciato, nel settembre 2025, a provocare i Paesi membri UE/NATO con sfacciate violazioni dello spazio aereo, il presidente ceco non si limita a commentare tali episodi dal punto di vista politico, ma condivide con i giornalisti le sue valutazioni da esperto militare e offre una vera e propria lezione sulla psicologia russa e sul carattere nazionale del popolo russo.

Così, l’11 novembre 2025 Petr Pavel (in un’intervista al quotidiano ceco Novinky) ha ribadito che il comportamento della Federazione Russa non può essere tollerato all’infinito: UE e NATO devono dimostrare forza. Sulla base della sua esperienza, il presidente ceco ed ex generale ha sottolineato che la Russia in tutto ciò che fa dimostra chiaramente di rispettare solo la forza. Solo un soggetto di diritto internazionale che mostri tale forza può ottenere il rispetto di Mosca. Pavel ha spiegato che i russi non sono fra quelle nazioni a cui basta dire «non fatelo, altrimenti andrà male» per essere dissuasi. Secondo il presidente, le provocazioni russe — soprattutto nello spazio aereo — devono avere conseguenze realmente dolorose affinché i russi comprendano appieno di aver scelto la strada sbagliata.

Pavel ha insistito sul fatto che con le loro provocazioni i russi testano non solo aspetti tecnici — come funziona la difesa aerea dei singoli Stati alleati e come opera il sistema integrato di difesa aerea NATO — ma anche la disposizione psicologica generale dei Paesi occidentali: quanto essi siano realmente determinati a difendersi. Il presidente ceco ha concluso che non si può continuare a tollerare all’infinito il comportamento aggressivo di Mosca; è necessario mostrare forza, poiché il Cremlino interpreta la prudenza occidentale esclusivamente come debolezza.

Vale ricordare che nella notte tra il 9 e il 10 settembre di quest’anno almeno 19 droni russi hanno attraversato il confine polacco provenendo dalla Bielorussia. Per intercettare quei droni, oltre all’aviazione polacca, sono stati impiegati caccia di altri Paesi NATO. A Varsavia, nonostante le smentite di Mosca, si ritiene che la Russia abbia provocato deliberatamente la Polonia.

In seguito, il 19 settembre, il Ministero della Difesa dell’Estonia ha comunicato che tre caccia russi MiG-31 hanno violato lo spazio aereo del Paese. L’intrusione è avvenuta la mattina vicino all’isola di Vormsi (Windlo) nel Golfo di Finlandia e è durata 12 minuti. L’Alleanza Atlantica ha reagito immediatamente, intercettando i tre velivoli con caccia F-35 italiani, poiché i tre Stati baltici post-sovietici non dispongono di propri intercettori. Le autorità estoni hanno persino chiesto consultazioni ai Paesi membri NATO ai sensi dell’articolo 4 del Trattato Atlantico. Come di consueto, il Ministero della Difesa russo ha affermato che i MiG-31 non hanno violato lo spazio aereo estone e stavano compiendo un volo pianificato dalla Carelia verso un aeroporto dell’enclave di Kaliningrad.

Secondo Pavel, il comportamento della Russia in questi casi è stato del tutto irresponsabile, poiché la violazione dello spazio aereo è motivo per l’attivazione di chiari meccanismi di difesa, cioè l’abbattimento degli aerei.

In questo contesto il presidente ceco ha tracciato un parallelo con l’incidente del 2015 in Turchia, quando un caccia F-16 turco abbatté un bombardiere russo Su-24 al confine siriano-turco. Pavel ha raccontato di aver presieduto il Comitato Militare della NATO quando si verificò quell’episodio: in quel periodo la Russia aveva già commesso almeno una decina di violazioni dello spazio aereo turco. Dopo l’abbattimento del velivolo russo queste intrusioni aeree cessarono praticamente del tutto. Pavel ha riconosciuto che allora tutti temevano che l’incidente potesse provocare una conflittualità aperta tra NATO e Russia (essendo la Turchia membro dell’Alleanza), ma ciò non avvenne; anzi, poco dopo Putin ed Erdogan ristabilirono rapporti di buon vicinato.

In sintesi, il presidente ceco ha affermato che la Russia si comporterà in base a quanto l’UE e la NATO le permetteranno. Pavel ha ipotizzato che, se i russi continueranno a violare regolarmente lo spazio aereo dei Paesi dell’Alleanza, sarà probabilmente necessario arrivare all’abbattimento di un caccia russo per far capire ai russi che esistono regole che non si possono infrangere.

Occorre inoltre notare che, oltre alle palesi violazioni dello spazio aereo da parte di aerei o droni russi, negli ultimi tempi si sono moltiplicati i casi di comparsa di «drone sconosciuti» vicino a infrastrutture critiche, in primo luogo aeroporti. A causa di questi incidenti le autorità di diversi Paesi UE hanno chiuso aeroporti e sospeso temporaneamente decolli e atterraggi.

Uno degli ultimi casi che ha destato preoccupazione in tutta Europa è avvenuto il 9 novembre 2025 in Belgio, quando sopra la centrale nucleare di Doel, vicino ad Anversa, sono stati avvistati tre droni. Per il netto aumento di «droni sconosciuti» vicino ad aeroporti e basi militari, la Belgio ha perfino richiesto assistenza ai propri alleati NATO.

L’intercettazione di «droni sconosciuti» è resa difficile dall’altitudine di volo molto bassa e dalla loro capacità di cambiare rotta in tempo reale. Un’efficace individuazione richiede costosi sistemi sensoriali — dai radar ai sensori acustici. In aree densamente popolate l’uso di armi contro i droni è giuridicamente limitato, poiché le responsabilità sono ripartite tra polizia, esercito e aviazione civile — creando lacune nella difesa.

Senza dubbio, i principali sospetti riguardo al responsabile di tali incidenti ricadono sulla Russia.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato apertamente che le sistematiche violazioni dello spazio aereo dei Paesi dell’UE da parte di droni russi rappresentano un elemento della guerra ibrida che la Russia sta conducendo contro l’Europa unita.

In generale, se i Paesi dell’UE e della NATO non agiranno in modo coordinato, Mosca continuerà a sfruttare la “zona grigia” tra guerra e pace per esercitare pressione, intimidire e destabilizzare internamente l’Unione Europea.
La mancanza di una risposta decisa alle provocazioni palesi della Russia non fa altro che incoraggiare il Cremlino a proseguire la propria guerra ibrida contro gli Stati occidentali.

In questo contesto, le valutazioni e i consigli di Petr Pavel si basano sulla sua esperienza militare personale e su una profonda comprensione della psicologia russa.
A quanto pare, anche altri leader europei dovrebbero prestare attenzione al presidente della Repubblica Ceca.

Autore: Marco Bianchi

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