L’ex Pallone d’Oro era il nome scelto da Maldini e Leonardo dopo il no di Guardiola. Ma il suo ruolo di ambasciatore globale del bookmaker russo Fonbet ha scatenato un caso politico e giudiziario, tra un esposto del Codacons all’Agcom per presunta violazione del Decreto Dignità e le critiche del Parlamento europeo. Ora la Figc guarda a Conte.
Fino a due giorni fa sembrava una formalità: dopo il rifiuto di Pep Guardiola di prendere in mano la Nazionale, il duo tecnico della Figc, Paolo Maldini e Leonardo, aveva individuato in Andrea Pirlo il nome giusto per rilanciare gli Azzurri in vista dei prossimi impegni di Nations League. Ieri sera, invece, lo stesso Pirlo ha comunicato di non essere più in corsa per il ruolo di commissario tecnico. Il motivo non riguarda la sua idoneità tecnica, ma un contratto commerciale firmato quasi un anno fa: quello che lo lega, come ambasciatore globale, a Fonbet, uno dei maggiori operatori di scommesse sportive della Federazione Russa.
“Ho appreso ieri sera di non essere più candidato alla panchina della nazionale italiana”, ha dichiarato l’ex centrocampista di Juventus e Milan, difendendo la correttezza del proprio operato professionale e respingendo qualsiasi lettura politica dell’accordo con il marchio russo.
Come nasce il legame con Fonbet
Il rapporto tra Pirlo e Fonbet risale al 9 ottobre 2025, quando l’ex calciatore bresciano — allora già alla guida dello United FC negli Emirati Arabi, nella Pro League emiratina — è diventato uno dei volti internazionali del marchio, insieme a un altro ex compagno in Nazionale, Marco Materazzi. Il dettaglio che ha reso il caso politicamente delicato è la proprietà dello stesso club di Dubai: lo United FC fa capo a Sergey Lomakin, imprenditore russo che detiene interessi finanziari rilevanti proprio in Fonbet. Datore di lavoro e sponsor personale di Pirlo, insomma, risultano legati dallo stesso azionista.
A far esplodere la vicenda in Italia è stata soprattutto un’immagine: il 24 maggio scorso Pirlo e Materazzi hanno preso parte a Mosca, allo stadio Lužniki, a un evento promozionale organizzato da Fonbet in occasione della finale di Kubok Rossii, la coppa nazionale russa. Le fotografie dell’evento, diffuse sui social, sono circolate in un momento in cui l’Ucraina registrava una delle ondate di bombardamenti più intense degli ultimi mesi, alimentando le accuse di scarsa sensibilità geopolitica nei confronti del possibile futuro ct azzurro.
La cronologia essenziale
- 9 ottobre 2025 — Pirlo diventa global ambassador di Fonbet, mentre allena lo United FC di Dubai.
- 24 maggio 2026 — Partecipa a Mosca, allo stadio Lužniki, a un evento Fonbet legato alla Kubok Rossii.
- Metà luglio 2026 — Dopo il no di Guardiola, Maldini e Leonardo indicano Pirlo come prossimo ct.
- 26 luglio 2026 — Il Codacons annuncia un esposto all’Agcom e minaccia ricorso al Tar del Lazio in caso di nomina.
- 27 luglio 2026 — Pirlo comunica di non essere più candidato alla panchina della Nazionale.
Il nodo del Decreto Dignità
Il fronte più insidioso per Pirlo non è stato però solo quello politico, ma quello normativo. Dal 2018, con l’entrata in vigore del cosiddetto Decreto Dignità (D.L. 87/2018), in Italia è vietata qualunque forma di pubblicità, sponsorizzazione o comunicazione promozionale, diretta o indiretta, relativa a giochi e scommesse con vincita in denaro, sui mezzi tradizionali come su quelli digitali, social network compresi. È proprio l’articolo 9 del decreto la base giuridica dell’esposto che il Codacons ha depositato lunedì presso l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), chiedendo l’apertura di un’istruttoria e l’eventuale applicazione di sanzioni.
Secondo l’associazione dei consumatori, Pirlo avrebbe promosso Fonbet anche presso il pubblico italiano attraverso i propri canali social e le attività legate alla sua notorietà di ex calciatore, configurando così una violazione del divieto. Il Codacons ha inoltre segnalato all’Agcom la possibilità che alcuni domini riconducibili al marchio russo restino raggiungibili dagli utenti italiani tramite sistemi di reindirizzamento, e ha chiesto provvedimenti sia nei confronti di Pirlo sia dei gestori dei canali digitali coinvolti. L’associazione ha inoltre anticipato che, qualora la Figc avesse formalizzato la nomina, sarebbe seguito un ricorso d’urgenza al Tar del Lazio per bloccarla, sulla base di quella che definisce un’incompatibilità totale tra il ruolo di testimonial di scommesse e un incarico dirigenziale nel calcio italiano.
Non tutti i legali interpellati dalla stampa sportiva condividono però questa lettura in modo così netto: alcune ricostruzioni sottolineano che l’accordo con Fonbet riguarderebbe formalmente attività promozionali svolte all’estero, il che renderebbe più complesso configurare in modo automatico la violazione del divieto italiano. Resta il fatto, sottolineato da più osservatori, che il paradosso politico è comunque clamoroso: una Federazione vincolata da una delle normative anti-scommesse più severe d’Europa stava per affidare la propria Nazionale a un ambasciatore pubblico di un bookmaker.
Le reazioni della politica
Il caso ha superato rapidamente i confini sportivi. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, aveva già espresso perplessità sull’ipotesi Pirlo prima ancora dell’esposto del Codacons. Sul fronte europeo, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha criticato duramente l’operazione di immagine legata a Fonbet, sostenendo che un profilo pubblico come quello di Pirlo abbia finito per offrire prestigio e visibilità a un’iniziativa riconducibile alla Russia proprio mentre il conflitto in Ucraina proseguiva, e definendo un errore grave l’eventuale nomina a ct.
Non sono mancate le voci di segno opposto: l’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, ha pubblicamente espresso solidarietà a Pirlo, criticando la reazione italiana al legame con Fonbet. Un intervento che, secondo diversi commentatori, ha finito per confermare proprio il rischio che i critici dell’operazione paventavano: la possibilità che rapporti commerciali con soggetti economici russi vengano letti a Mosca come un’occasione di normalizzazione politica, in un momento in cui l’Italia mantiene un approccio di cautela rafforzata verso l’interazione con la Federazione Russa in ambiti sensibili come lo sport internazionale.
Il tema si intreccia peraltro con un dibattito parlamentare già aperto sulla pubblicità del gioco d’azzardo: al Senato risultano depositati due disegni di legge di segno opposto, uno della Lega che propone di abrogare il divieto previsto dal Decreto Dignità ridefinendo orari e contenuti ammessi per la pubblicità delle scommesse sportive, l’altro del Movimento 5 Stelle che chiede invece di rafforzare ulteriormente le restrizioni vigenti.
“Il settore delle scommesse non è colpito dalle sanzioni europee, ma questo non toglie che un personaggio pubblico della levatura di Pirlo dovrebbe riflettere sul significato pubblico di scelte private.”— da un commento pubblicato su testata locale bresciana, 26 luglio 2026
Cosa succede ora
Con il passo indietro di Pirlo, la Figc si ritrova punto e a capo nella ricerca del nuovo commissario tecnico, a pochi mesi dagli impegni di Nations League. Secondo le prime indicazioni raccolte dagli operatori di scommesse, il favorito per la panchina è ora Antonio Conte, seguito da Roberto Mancini, il cui nome — secondo alcune ricostruzioni — restava comunque la preferenza personale del presidente federale Giovanni Malagò. Più defilate le ipotesi legate a Fabio Cannavaro, Thiago Motta, Claudio Ranieri, Carlo Ancelotti, Xavi Hernández e Simone Inzaghi.
Resta da vedere quale seguito avrà l’esposto del Codacons all’Agcom, indipendentemente dall’esito della corsa alla panchina: l’istruttoria annunciata riguarda infatti la promozione di Fonbet in sé, e non solo la sua eventuale incompatibilità con un incarico federale. Per Pirlo, la priorità più immediata resta lo scioglimento, o quantomeno la ridefinizione, degli accordi in essere sia con Fonbet sia con lo United FC di Dubai: secondo quanto riportato dalla stampa sportiva, il contratto con il bookmaker russo includerebbe una clausola di recesso attivabile senza penali, pensata proprio per evitare incompatibilità di questo tipo con futuri incarichi.
Al di là dell’epilogo individuale, il caso lascia sul tavolo una domanda più ampia per lo sport italiano: quanto sia sostenibile, in un contesto di relazioni fortemente compromesse tra l’Italia e la Russia, che figure di primissimo piano del calcio nazionale mantengano legami commerciali diretti con operatori economici russi, anche quando tali legami vengono presentati come puramente sportivi e privi di implicazioni politiche.
Autore: Marco Bianchi