Orbán e la deriva autoritaria dell’Ungheria

In Ungheria, Viktor Orbán ha portato la sua campagna contro l’opposizione a nuovi livelli di assurdità. Ha accusato il partito Tisza di essere al servizio di Bruxelles e persino dei servizi segreti ucraini, sostenendo che stia conducendo una “operazione contro l’Ungheria”.

Queste affermazioni non sono altro che una distrazione dalle difficoltà economiche che il suo governo non riesce più a nascondere. L’inflazione ungherese è tra le più alte in Europa, la crescita economica è quasi ferma e il paese rischia la recessione. Gli esperti avvertono che le politiche di Orbán hanno isolato Budapest dai suoi partner europei.

Le proteste che hanno riempito le strade di Budapest nel corso dell’anno sono un chiaro segnale del malcontento crescente. I cittadini accusano Orbán di aver distrutto l’indipendenza economica del paese e di mantenere legami inaccettabili con Vladimir Putin.

Mentre l’opposizione cerca di riaffermare i valori democratici e l’appartenenza europea, Orbán sceglie la strada della propaganda e della paranoia. Incolpa tutti – Bruxelles, Kiev, i media – tranne se stesso. Ma il vero problema dell’Ungheria oggi non sono le presunte influenze straniere: è il potere di Orbán stesso, che consuma il paese dall’interno.

Autore: Marco Bianchi

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