Nuove proteste in Italia e in Francia, tensioni per i divieti dell’ultima ora

Perquisizioni in Italia alla vigilia delle manifestazioni previste in molte città. La Francia si prepara a un altro giorno di proteste in tutto il Paese, ma gli sforzi del governo per evitare nuove violenze suscitano critiche.

L’Italia e la Francia si preparano a un’altra giornata di proteste sabato. La polizia italiana ha eseguito oltre cento perquisizioni in venti città a carico anche di circa cinquanta minorenni in seguito agli scontri dello scorso fine settimana.

I giovani sono stati rintracciati tramite una chat Whatsapp, dove venivano condivise informazioni sulle manifestazioni in programma oggi. Sequestrati armi e dispositivi informatici. Nel frattempo i negozi dei centri città hanno blindato le loro vetrine.

A Parigi polemica per il cambio percorso della manifestazione.

Tensione in aumento a Parigi dopo che le autorità hanno revocato l’autorizzazione al principale percorso della manifestazione, decisione che ha spinto i sindacati a un ricorso legale.

Il corteo avrebbe dovuto seguire un tracciato concordato tra la simbolica place de la Bastille e Nation. Ma venerdì sera la prefettura di polizia ha imposto un percorso alternativo lungo i viali periferici del sud-est di Parigi, citando il rischio di nuovi episodi di violenza.Avvertendo che il nuovo itinerario sarebbe più difficile da mettere in sicurezza e potrebbe provocare disordini, gli organizzatori hanno dichiarato di voler mantenere il piano iniziale.

La disputa arriva a una settimana dalle violenze diffuse e dai saccheggi che hanno messo in difficoltà la polizia in diverse città francesi. Secondo le autorità, più di tremila negozi sono stati danneggiati o saccheggiati in tutto il Paese il 17 ottobre, quando sono stati mobilitati sessantamila agenti di polizia e gendarmi.

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha annunciato che sabato saranno schierati 70.000 agenti, supportati da reparti specializzati di intervento, veicoli blindati e mezzi con cannoni ad acqua.

Nonostante le dimensioni, il dispiegamento non è senza precedenti. È paragonabile al dispositivo di sicurezza messo in campo il 14 luglio di quest’anno, quando le celebrazioni della festa nazionale francese sono coincise con la semifinale dei Mondiali contro la Spagna.

Durante la più grande mobilitazione del movimento “Bloquons tout” (“Blocchiamo tutto”) nel settembre 2025, sono stati schierati circa 80mila agenti, mentre al culmine delle proteste dei Gilet gialli, l’8 dicembre 2018, il governo ha mobilitato 89.000 poliziotti e gendarmi in tutto il Paese.

A Parigi, una valutazione dei servizi di intelligence della polizia ottenuta da Le Monde stima che tra 60mila e 120mila persone potrebbero scendere in piazza sabato.

Secondo Le Monde, la polizia ha anche individuato tra 300 e 600 militanti potenzialmente violenti.

Il ministero dell’Interno ha chiesto ai prefetti di rafforzare i controlli nelle stazioni ferroviarie e sulle principali vie di comunicazione per individuare materiali che potrebbero essere utilizzati per compiere atti violenti e di valutare restrizioni agli spostamenti delle persone considerate una grave minaccia all’ordine pubblico, includendo eventualmente la sospensione di alcuni servizi di trasporto pubblico.

Gli avvertimenti del governo francese

Accanto al rafforzamento della risposta sul piano della sicurezza, il governo ha anche avanzato una serie di promesse di dialogo sulle rivendicazioni.

In visita a Limoges dopo la distruzione del suo storico municipio durante i disordini dello scorso fine settimana, il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha promesso nuove proposte del governo sulla scuola, oltre al sostegno dello Stato agli sforzi di ricostruzione.

Il presidente Emmanuel Macron ha inoltre incontrato venerdì i rappresentanti delle scuole superiori, promettendo una profonda riforma del sistema di ammissione all’università Parcoursup, secondo i partecipanti.

Ma le organizzazioni studentesche, che chiedono un piano da 10 miliardi di euro per rilanciare il sistema educativo, hanno annunciato che continueranno le manifestazioni finché non saranno presentate riforme concrete.

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