Il ministro della giustizia commenta i disordini di Milano, tra stretta penale, libertà di manifestazione e carceri minorili al collasso. Si innesca una nuova polemica con parte della magistratura, associazioni e opposizioni
“Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta. Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti. E il sistema carcerario minorile, in questo momento è effettivamente in sofferenza”, ha dichiarato il Guardasigilli a Skytg24.
Per affrontare il problema, il ministro ha spiegato che è già stata avviata una riflessione sulle possibili soluzioni, tra cui l’ampliamento della capienza degli istituti penali minorili e la possibilità di destinare ai giovani detenuti alcuni settori delle carceri attualmente riservati agli adulti. “Proprio ieri abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere questo problema, sia stanziando i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare degli accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori”, ha precisato.
Nordio ha affrontato anche il tema del nuovo decreto legato alle manifestazioni, respingendo le critiche secondo cui le misure previste limiterebbero la libertà di espressione e di protesta. “Non ci sono minimamente interventi che limitano la libertà di manifestazione del pensiero, anzi garantisce chi manifesta in modo pacifico”, ha affermato, ricordando che ”il dissenso può e deve esprimersi anche in forma vivace ma non può mai tradursi in devastazione e saccheggio”.
Infine, il ministro ha commentato le polemiche sulla presenza dei militari nelle strade, sostenendo che il ruolo dell’esercito è stato enfatizzato da entrambe le parti. In questi casi, ha spiegato, le funzioni di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria spettano all’agente, affiancato da militari generalmente addestrati anche a intervenire in caso di reazioni violente.
Il contributo dei militari, ha concluso Nordio, consiste soprattutto nel garantire attività di presidio e sorveglianza che non richiedono le funzioni proprie degli ufficiali di polizia giudiziaria, permettendo così a polizia, carabinieri e Guardia di finanza di concentrarsi sugli interventi che richiedono competenze specifiche.
Le dichiarazioni di Nordio e il nuovo decreto mettono in evidenza tre questioni distinte: la necessità di contrastare le violenze, i limiti costituzionali dei poteri preventivi e la capacità del sistema penitenziario di gestire le conseguenze delle scelte repressive.
Il governo rivendica una linea di maggiore fermezza; la verifica della sua efficacia richiederà dati e risultati, non soltanto dichiarazioni. Il Quirinale, attraverso il confronto sul ruolo dei militari, ha contribuito a mantenere una distinzione istituzionale importante tra presidio del territorio e funzioni di polizia giudiziaria. Sul fronte minorile, invece, resta da dimostrare che l’ampliamento degli strumenti penali possa tradursi in una riduzione duratura della violenza, senza aggravare le criticità già presenti negli istituti di detenzione.
Non è in questione se lo Stato debba intervenire contro chi devasta, aggredisce o saccheggia: deve farlo. Il punto ancora non chiarito è se la repressione sia accompagnata da una strategia capace di affrontare anche le condizioni che alimentano il fenomeno.
Le reazioni alle parole del guardasigilli
La proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio di aumentare i posti e ampliare le strutture carcerarie dedicate ai minori, ha immediatamente scatenato un fronte compatto di opposizione tra forze politiche, magistratura associata e mondo del Terzo settore.
Dal fronte politico, le critiche più aspre arrivano dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle. Il deputato dem e responsabile Sicurezza Matteo Mauri ha definito la linea del governo un abbassamento del livello di decenza, suggerendo al guardasigilli la lettura del classico Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria e chiedendo invece investimenti urgenti su organici della polizia penitenziaria, educatori, psicologi e strutture scolastiche all’interno degli istituti.
Sulla stessa lunghezza d’onda i parlamentari pentastellati delle Commissioni Giustizia, che hanno bollato l’ipotesi come una misura “repressiva e classista”, avvertendo che il carcere rischia di avere effetti criminogeni su persone in piena età evolutiva.
A rincarare la dose sono le associazioni impegnate nel sociale e le toghe. L’associazione Libera ha bocciato senza appello la visione punitiva del governo, ribadendo che «punire quasi mai funziona, educare molto spesso sì» e sottolineando la necessità di mandare in campo “un esercito di educatori, assistenti sociali e operatori culturali” anziché affidarsi alla logica della sanzione.
Un monito condiviso anche dai magistrati progressisti di Area Democratica per la Giustizia, che hanno richiamato l’attenzione sulla centralità della prevenzione e dei percorsi di recupero, ricordando che la risposta dello Stato ai minori deve tenere insieme responsabilità, tutela dei diritti e opportunità concrete di reinserimento sociale.