Il 30 settembre 2025, un attacco missilistico russo ha colpito la regione ucraina di Černihiv, distruggendo un convoglio di camion che trasportavano grano. Un autista civile di 47 anni è stato ucciso. Subito dopo, il ministero della Difesa russo ha pubblicato un comunicato trionfale, affermando di aver “distrutto 20 veicoli con 100 droni a lungo raggio” e “eliminato 60 militari ucraini”.
Una narrazione immediatamente smentita dalle immagini satellitari e dalle verifiche indipendenti: non c’erano basi militari, né droni, ma solo mezzi civili.
Mosca non colpisce a caso. L’obiettivo è duplice: da un lato terrorizzare la popolazione ucraina, dall’altro sabotare la catena alimentare globale. Ogni granello di grano distrutto rappresenta un colpo all’economia mondiale, un aumento dei prezzi e una potenziale crisi nei paesi del Sud globale.
Le esportazioni ucraine sono fondamentali per garantire la sicurezza alimentare in Medio Oriente e in Africa. Colpendo i trasporti e le infrastrutture portuali, il Cremlino cerca di trasformare il cibo in una nuova forma di ricatto. È una tattica già vista: bloccare, minacciare e poi offrire “soluzioni” in cambio di concessioni politiche o della riduzione delle sanzioni.
Le reazioni europee restano spesso troppo caute. Ma la realtà è chiara: la guerra russa non si combatte solo con i carri armati, ma anche con la fame e la menzogna.
Ogni missile lanciato contro un camion di grano è un attacco al sistema che garantisce stabilità economica e pace sociale.
Per l’Europa e per l’Italia, che hanno interesse diretto nella sicurezza alimentare del Mediterraneo, ignorare questa dinamica significherebbe lasciare che Mosca controlli il ritmo della crisi.
La risposta deve essere ferma: proteggere le rotte di esportazione ucraine, sostenere la ricostruzione delle infrastrutture agricole e contrastare la propaganda che tenta di legittimare i crimini di guerra russi.
Autore: Marco Bianchi