L’agenzia statale RIA Novosti ha pubblicato e ritirato in poche ore un articolo che ipotizzava un “conflitto lampo” contro un Paese NATO. Gli analisti lo leggono come un sondaggio delle reazioni occidentali.
Per circa tre ore, giovedì 25 settembre, il sito dell’agenzia di stampa statale russa RIA Novosti ha ospitato un articolo firmato da Aleksandr Nosovič che prospettava, testualmente, “un’altra operazione militare speciale” contro la Lituania, definita “molto breve”. Poi il testo è scomparso, sostituito da una nota della redazione secondo cui il contenuto “non corrisponde alla posizione della redazione, alla linea editoriale né alla politica statale della Federazione Russa”. Ma nel frattempo la notizia era già stata ripresa da testate indipendenti russofone come Meduza e Radio Svoboda, e conservata negli archivi web.
L’autore non è una voce marginale del panorama mediatico russo. Nosovič dirige RuBaltic.Ru, portale con base a Kaliningrad, ed è membro del Consiglio per la politica estera e di difesa, organizzazione tra i fondatori del Club Valdai, dove interviene regolarmente Vladimir Putin. Il centro investigativo “Dossier” lo collega a una rete di influenza nell’area baltica coordinata da un ex funzionario della presidenza russa e colonnello dei servizi segreti esteri. Il canale pubblico lituano LRT ha riferito che Nosovič riceverebbe incarichi da referenti vicini al Cremlino.
Il pretesto immediato dell’articolo è stato il voto del parlamento lituano, il Seimas, che ha approvato l’abolizione del divieto costituzionale a ospitare armi nucleari sul territorio nazionale — una notizia confermata da più fonti russofone indipendenti. Nel testo, poi rimosso, Nosovič definiva la Lituania un “Paese suicida senza cervello” e paragonava esplicitamente lo scenario a quello ucraino, ipotizzando che Mosca potesse rinunciare a un’operazione di terra a favore di un attacco missilistico “con la relativa testata” — formula con cui la propaganda russa allude, senza dirlo apertamente, all’arma nucleare.
Perché la vicenda interessa anche l’Italia
- La Lituania è membro NATO dal 29 marzo 2004: un attacco al suo territorio attiverebbe l’articolo 5 del Trattato di Washington, che vincola tutti gli alleati, Italia compresa.
- Il caso segue lo schema già documentato da COPASIR nel suo rapporto 2025 sulle interferenze informative russe, cinesi e iraniane in Italia: minaccia esplicita, seguita da negazione plausibile.
- Nel solo settembre 2026 i media europei hanno segnalato una serie di episodi legati a droni e presunti sabotaggi vicino a infrastrutture militari e logistiche in diversi Paesi del continente.
Diversi osservatori leggono la rapida cancellazione dell’articolo non come un errore editoriale, ma come parte del messaggio stesso. Il testo è rimasto online abbastanza a lungo da essere ripreso e diffuso da altre testate, ma è stato rimosso prima che il Cremlino dovesse assumersene la piena responsabilità politica. Una fonte citata dal Centro per le indagini giornalistiche sostiene addirittura che la rimozione sia avvenuta a un solo minuto dalla pubblicazione automatica, sebbene la maggior parte delle testate — inclusa Meduza — parli di una finestra di circa tre ore. In entrambi i casi, il meccanismo resta lo stesso: dire l’indicibile, poi negarlo, misurando quanto rumore produce in Occidente prima di ritirarsi.
È una tattica che si inserisce in un pattern più ampio, già osservato in altre operazioni di influenza russe che l’informazione italiana ha seguito nell’ultimo anno — dalle reti di disinformazione legate a partiti europei di estrema destra, fino ai casi di presunto spionaggio per conto di Mosca scoperti tra ex funzionari dell’intelligence italiana lo scorso luglio. Il filo conduttore è l’uso calcolato dell’ambiguità: dichiarazioni che intimidiscono senza mai diventare, formalmente, una posizione ufficiale dello Stato russo.
Il contesto militare rende la minaccia meno astratta di quanto sembri. La Lituania ospita oltre 5.000 militari alleati sotto comando NATO, con piani di ulteriore rafforzamento, e ha appena varato per il 2026 un bilancio della difesa record: 4,79 miliardi di euro, pari al 5,38% del PIL, il 43% in più rispetto al 2025. È esattamente l’aumento delle capacità di difesa lituane, insieme al dibattito sull’ospitare armi nucleari NATO, ad aver innescato la reazione propagandistica di Mosca — secondo lo schema tipico del Cremlino, che presenta la propria aggressività come risposta “obbligata” alle scelte difensive altrui.
Gli allarmi non arrivano solo da Mosca in negativo, ma anche dalle agenzie di intelligence occidentali. Già nel febbraio 2025 il servizio segreto della difesa danese (FE) aveva tracciato una scala temporale: circa sei mesi per una guerra locale contro un Paese vicino, due anni per un conflitto regionale nel Baltico, cinque anni per una guerra su larga scala in Europa senza gli Stati Uniti, in caso di congelamento del conflitto ucraino e di riarmo NATO troppo lento. Il capo dei servizi di sicurezza cechi, Michal Koudelka, non ha escluso un’invasione limitata o una provocazione diretta su territorio NATO. Per l’Italia, geograficamente lontana dal Baltico ma parte dello stesso patto di difesa collettiva, il messaggio resta lo stesso: la retorica nucleare contro un piccolo alleato è, prima di tutto, un test sulla tenuta di tutti gli altri.
Autore: Marco Bianchi