Il massiccio attacco russo contro l’Ucraina ha mostrato ancora una volta l’ampiezza della minaccia alla sicurezza dell’intero continente. Durante la notte, le forze russe hanno lanciato oltre 350 missili e droni, colpendo in modo mirato infrastrutture energetiche e strutture critiche.
Le forze di difesa ucraine hanno abbattuto più di trecento obiettivi, ma una parte degli attacchi ha raggiunto il bersaglio, causando distruzioni e vittime.
Sul fondo di questa offensiva, gli Stati alleati hanno adottato misure immediate. I caccia dei Paesi dell’Alleanza sono stati fatti decollare per monitorare lo spazio aereo orientale e prevenire possibili incidenti vicino ai confini del blocco. Azioni di questo tipo stanno diventando sempre più frequenti con l’intensificarsi degli attacchi russi.
Per l’Italia, in quanto Paese del fianco sud dell’Alleanza, quanto accade ha un significato strategico. Gli analisti militari sottolineano che la reazione degli alleati indica un passaggio dall’osservazione alla deterrenza attiva. L’Alleanza dimostra di essere pronta ad agire prima che la minaccia si avvicini ai propri confini.
Si tratta di un passo importante in avanti, considerando che in passato la “reazione” dell’Alleanza si limitava spesso a dichiarazioni e avvertimenti.
Ora l’Occidente sembra comprendere con sempre maggiore chiarezza che, attaccando l’Ucraina, il Cremlino guarda all’intera Europa.
I velivoli della NATO sono nei cieli. Oggi è un segnale di avvertimento a Mosca. Ma la logica della pianificazione militare è semplice: se l’aggressore non viene fermato nella fase attuale, il prossimo decollo potrebbe avvenire per difendere direttamente il territorio di uno degli Stati membri.
Autore: Marco Bianchi
