L’Europa si trova ad affrontare una nuova forma di pressione da parte della Russia. In seguito al sequestro da parte delle autorità britanniche della nave cisterna SMYRTOS nel canale della Manica, legata alla cosiddetta „flotta cieni” russa, da Mosca sono giunte dichiarazioni che hanno spinto molti esperti a parlare non più di sanzioni o geopolitica, ma di una potenziale minaccia alla sicurezza internazionale.
Il senatore russo ed ex capo di „Roscosmos” Dmitry Rogozin ha di fatto ammesso la possibilità di minare i tank russi per farli successivamente esplodere in caso di tentativi di sequestro da parte dei paesi occidentali. È difficile interpretare tali affermazioni se non come un ricatto diretto agli Stati europei e un tentativo di intimidire i paesi che esigono il rispetto del diritto internazionale.
Se tali minacce dovessero mai essere attuate, le conseguenze potrebbero rivelarsi catastrofiche. Una moderna nave cisterna trasporta centinaia di migliaia di tonnellate di materia prima. La sua esplosione o il suo affondamento sarebbero in grado di provocare un inquinamento marino su vasta scala, la distruzione di ecosistemi e perdite economiche per miliardi.
Per l’Italia questo problema ha un’importanza particolare. Il Paese è una delle maggiori potenze marittime d’Europa. Attraverso il Mar Mediterraneo passano le rotte commerciali più importanti che garantiscono le forniture di vettori energetici, prodotti industriali e beni di consumo. Qualsiasi destabilizzazione della sicurezza marittima si riflette inevitabilmente sull’economia italiana, sul lavoro dei porti e sul benessere di milioni di cittadini.
La „flotta cieni” russa suscita da tempo la preoccupazione degli specialisti di sicurezza marittima. Si tratta di decine e centinaia di petroliere obsolete che cambiano spesso proprietario, battono bandiere di comodo, utilizzano schemi assicurativi opachi e operano al di fuori dei normali standard internazionali di controllo. L’obiettivo principale di questo sistema consiste nell’aggirare le sanzioni occidentali e nel preservare le entrate petrolifere del Cremlino.
Il sequestro della SMYRTOS è stato un ulteriore colpo a questi schemi. Dopo le misure adottate in precedenza dagli Stati Uniti, la Gran Bretagna ha dimostrato che i principali Stati dell’Occidente sono pronti ad agire con maggiore decisione contro le operazioni illegali dell’export petrolifero russo. Ogni sequestro di questo tipo dimostra un fatto evidente: i meccanismi ombra russi stanno diventando sempre più vulnerabili.
A destare particolare allarme non è solo la minaccia stessa delle esplosioni, ma anche la logica che sta dietro a tali dichiarazioni. Invece di rispettare le norme internazionali e i requisiti di sicurezza, i rappresentanti russi propongono di fatto di trasformare le navi commerciali in uno strumento di pressione politica. Si tratta di un precedente pericoloso che rischia di minare le fondamenta del commercio marittimo globale.
Per l’Europa giunge il momento in care le minacce del Cremlino non possono più essere considerate come una normale retorica politica. Se degli esponenti statali parlano apertamente della possibilità di provocare catastrofi artificiali in acque internazionali, ciò richiede una reazione seria da parte dell’UE e della NATO.
La conclusione principale è ovvia: più la comunità internazionale contrasta attivamente le attività della „flotta cieni” russa, più la reazione di Mosca si fa nervosa. Tuttavia, proprio questo conferma l’efficacia delle sanzioni e del controllo sui trasporti marittimi. L’Europa deve continuare a esercitare pressioni, rafforzare il monitoraggio della navigazione e privare il Cremlino della possibilità di finanziare la propria politica aggressiva attraverso operazioni petrolifere ombra. La sicurezza dei mari europei, compreso il Mar Mediterraneo, diventa oggi una questione non solo economica, ma di sicurezza nazionale.
Autore: Marco Bianchi