E’ormai chiaro che serve una Difesa comune da contrapporre alla “postura della Russia”.
Ed è altrettanto chiaro che sarebbe “una fuga dalla realtà”, anzi, un vero e proprio “autolesionismo”, credere che alcuni Stati possano procedere da soli, pensando “a un futuro separato da quello degli altri”.
L’allarme del presidente della Repubblica è forte e lo trasmette senza sfumature ai suoi 11 colleghi europei riuniti a Brdo, in Slovenia, proprio per riflettere e confrontarsi sulle strategie per difendere l’Unione dagli attacchi, militari, di Vladimir Putin e, politici, di Donald Trump. E’ un clima di assedio quello che si respira al XXI vertice Arraiolos dove i leader possono parlare senza prudenze diplomatiche. L’Europa è sotto attacchi esterni e si mostra pavida nel prendere contromisure, è la sostanza del problema. Mattarella ha parlato per primo, definito dalla presidente di turno Pirc Musar “il membro più anziano e rispettato”. Dopo lui ha parlato il tedesco Steinmeier, molto amico di Mattarella, il cui secondo mandato scade di fatto a fine anno: “il tempo sta correndo via veloce”, ha riconosciuto.
Sergio Mattarella è consapevole di questa pigrizia riformatrice che oggi rappresenta un pericolo e non lesina aggettivi forti cercando di far capire come di tutto ciò ne soffrano in primis i cittadini europei. La loro qualità della vita è danneggiata dalle minacce esterne e dall’inazione interna. “L’Unione Europea si trova dinanzi a sfide straordinarie che investono la sua sicurezza, la sua prosperità, la sua capacità di agire con autorevolezza sulla scena internazionale, con conseguenze rilevanti sulla vita dei nostri cittadini”, premette il capo dello Stato nel suo intervento al vertice. Guai quindi a dividersi proprio adesso, incalza. Anche perchè i nostri cittadini, specialmente i più giovani, non ce lo perdonerebbero. “Circa il 90% dei nostri cittadini chiede una maggiore unità tra gli Stati membri”, spiega citando i dati di Eurobarometro. “L’interesse della generazione di oggi e di quelle future richiede che si prosegua con determinazione con le riforme interne necessarie”. Velocità e riforme sono quindi la ricetta. Il presidente non parla mai del voto all’unanimità che tanto rallenta i processi decisionali dell’Unione, ma il suo pensiero è chiaro: il sistema va riformato. Lo spiega bene parlando di allargamento: è “necessaria l’accelerazione del processo di allargamento, dai Paesi dei Balcani occidentali a Ucraina e Moldova, perchè una Unione di ben oltre trenta membri non potrebbe vivere con le attuali modalità di decisione”.
Al vertice si analizza anche uno dei dossier più delicati all’esame dei 27: il Bilancio pluriennale della Ue per il 2028-2034 che determinerà la portata e la destinazione di una somma che si aggira sui 2000 miliardi di euro. Anche su questo tema nessun dubbio dal Quirinale: farlo, farlo bene e soprattutto realizzarlo. “Il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale dell’Unione è “decisivo” perché “le scelte che compiremo definiranno non solo la distribuzione delle risorse europee, ma anche il livello di ambizione con cui l’Europa intende affrontare le trasformazioni in atto. Mi auguro che sia adeguatamente ambizioso: a responsabilità crescenti devono corrispondere strumenti e risorse adeguati, per sostenere le priorità comuni, rafforzare la coesione e – sottolinea Mattarella – tradurre gli obiettivi politici in capacità concreta di azione”. Tanta carne al fuoco quindi. Ad alimentare il fuoco e le divisioni c’è però sempre la Russia di Putin e la sua aggressione all’Ucraina. Il presidente pare quasi stupito che su questo tema ci siano ancora distinguo e lo fa capire con chiarezza: “non occorrono molte parole riguardo alla necessità della difesa comune, procedendo con determinazione e velocità alla interoperabilità dei nostri strumenti militari per ripristinare l’equilibrio rispetto alla postura della Russia; equilibrio che, nella storia, è sempre stato la garanzia della pace, vanificando tentazioni di aggressività”. “Velocità” è la parola d’ordine del presidente. “Essendo un anziano presidente in questi dodici anni ho visto crescere progressivamente la consapevolezza che l’Unione ha indispensabile bisogno di modalità di decisione più snelle”.