Mattarella ad Amatrice: “La scuola è aperta a tutti. Stabilisce legami, non ghetti”

“Guardate al futuro con fiducia” ha detto il Capo dello Stato agli studenti, “la cultura rende liberi”. La cerimonia all’Istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne”

“La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – ‘è aperta a tutti’: così dispone l’art. 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”. Queste le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, presso l’Istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, costruito nella frazione di San Cipriano dopo che il sisma aveva distrutto lo storico plesso Romolo Capranica.

Una scelta dal forte valore simbolico a dieci anni dal terremoto che nel 2016 devastò il Centro Italia, provocando 299 vittime, 365 feriti e circa 40mila sfollati.

Il presidente della Repubblica ha deposto una corona d’alloro in memoria delle vittime del terremoto. Presenti il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi.

“Oggi compiti educativi ancora più cruciali”

“I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più.  Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità. Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare”.

“Avere fiducia nel futuro, la cultura rende liberi”

“Guardate il futuro con fiducia. Alla nostra età non c’era Internet, la tv era in bianco e nero. Dovete avere fiducia nel futuro, mai guardare al passato. Auguri” ha ricordato Mattarella rispondendo ai giovani studenti di Amatrice nel corso dell’intervista “moderata” da Alberto Angela. Il Capo dello Stato si è recato nella città in provincia di Rieti per inaugurare l’anno scolastico, a dieci anni dal terremoto del Centro Italia.

“Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico. Come sempre. Ma non è una replica sempre uguale. E’ un tratto di strada nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi gli studi che si affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi, ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente. Un percorso aperto, sempre nuovo. Da affrontare con la speranza di dare e di ricevere di più. Di crescere e di costruire” dice il presidente della Repubblica.

La scuola prepara il futuro. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone. Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire”.

Nel suo discorso il Capo dello Stato ha evidenziato l’importanza della conoscenza, e dello studio come strumento di libertà. “C’e’ una cosa che non si fa più da tempo a scuola: imparare a memoria le composizioni poetiche. Era una cosa che io mi chiedevo: ma perché devo fare questo sforzo? Ma a distanza di decenni me le ripeto e mi fa piacere. Tutto quello che si acquisisce è libertà, la cultura rende liberi” ha detto il presidente della Repubblica rivelando anche che a scuola la materia che gli piaceva di più era la storia e che aveva una brutta grafia.

“L’IA non potrà mai sostituire il docente”

“Non potrà mai esserci una macchina al posto di un insegnante, per quanto sia una macchina intelligente. Quando un ragazzo alza la mano, l’insegnante capisce se lo sta facendo per perdere tempo o per capire meglio un concetto o se sta interrogando, capisce se il ragazzo non è preparato o sta cercando di esprimere meglio un concetto, la macchina difficilmente potrebbe farlo. Voi stessi avete governato una macchina non al contrario” ha poi sottolineato il Capo dello Stato.

“Violenza intollerabile, serve etica condivisa”

“Sono intollerabili gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento” ha ribadito Mattarella. Il capo dello Stato cita “il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate”.Ma per il Presidente “più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica”.

Valditara: “Senza padronanza lingua non c’è vera integrazione”

“Crediamo fortemente nel modello della  scuola del merito, della scoperta e dell’affermazione dei talenti  personali, a prescindere dalle condizioni materiali e sociali di partenza. Nessuno deve essere escluso dall’avventura della scoperta di sé”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenendo ad Amatrice. Più volte, ha aggiunto Valditara, “ho ricordato la necessità dell’integrazione degli studenti stranieri, in tutte le decisive sfumature dell’espressione, che va sempre pensata nella sua complessità: evitare alla radice qualunque discriminazione, rimuovere le cause anche linguistiche di un’inaccettabile marginalizzazione, con particolare attenzione all’effettiva padronanza della lingua italiana, perché – ha sottolineato il ministro – senza conoscenza della nostra lingua, senza la padronanza della nostra lingua, non c’è vera  integrazione“.

E chiamato a commentare il discorso del presidente Mattarella il ministro ha risposto: “Bellissimo”.

L’appuntamento ad Amatrice è stato anche l’occasione per fare il punto sulla sicurezza antisismica delle scuole italiane, attraverso gli ultimi dati disponibili del Portale unico del ministero dell’Istruzione, relativi all’anno scolastico 2023/24 ed elaborati da Tuttoscuola.

Terremoto, quasi metà degli edifici scolastici senza certificazione statica

A 24 anni dalla tragedia di San Giuliano di Puglia, a 17 anni dal terremoto de L’Aquila e a 10 da quello di Amatrice, qual è lo stato delle certificazioni antisismiche negli edifici scolastici italiani?

Il certificato di idoneità statica (CIS) di un edificio è un documento che attesta le condizioni di sicurezza delle strutture portanti di un fabbricato, in base alle norme in vigore al momento della costruzione dell’edificio. Non è obbligatorio per gli immobili costruiti prima del 1967, a meno che, successivamente, siano state apportate modifiche all’edificio. Ne dispongono il 53,3% degli edifici scolastici.  Il progetto antisismico è, in pratica, la “carta d’identità strutturale” di un edificio costruito in zona sismica (quindi in tutta Italia): serve a dimostrare che la scuola sarà in grado di resistere a un terremoto secondo le normative vigenti. Ne dispongono il 12,7% degli edifici scolastici (circa 5 mila su 40 mila). In Abruzzo solo il 10,8%, in Sardegna solo 11 edifici su 1.645 (lo 0,7%).

I dati si riferiscono all’a.s. 2023-24, gli ultimi resi disponibili dal Mim. I proprietari degli edifici scolastici statali sono i Comuni (scuole del primo ciclo) e le Province (scuole del secondo ciclo). Spetta ad essi quindi garantire la sicurezza all’interno degli immobili, a partire dall’ottenimento dei certificati di sicurezza previsti dalla legge. Il Ministero dell’istruzione è di fatto “ospite” degli edifici, e non compete ad esso ottenere le certificazioni. 

Le situazioni estreme vedono Aosta al vertice con l’87,2% degli edifici scolastici che hanno effettuato il collaudo statico, e il Lazio al 28% (soltanto 896 edifici su 3.203 con il CIS). Sopra la media nazionale le regioni settentrionali, esclusa Liguria; sotto la media le regioni meridionali, escluse Molise e Abruzzo. La progettazione antisismica è correlata indubbiamente anche ai rischi sismici del territorio, secondo le quattro zone (pericolosità decrescente dalla 1 alla 4), definite dal d.lgs. 112/1998 e DPR 380/2001. Più precisamente, in base alla normativa specifica, i Comuni sono stati suddivisi in quattro zone sismiche, secondo il grado di intensità sismica. Grazie al Portale unico che riporta per ogni edificio scolastico la posizione di classificazione (da 1 a 4) in base alla zona sismica del territorio comunale in cui la struttura si trova, è possibile individuare e valutare, in particolare, gli edifici che si trovano nelle zone di maggior rischio sismico, cioè la 1 e la 2.

Nella zona 1, classificata come quella a maggior rischio sismico, sono presenti 2.865 edifici scolastici; nella zona 2 ne sono presenti 15.014. Risulta notevolmente sotto la media generale del 49,4% la percentuale di edifici che hanno realizzato il collaudo statico. “Trattandosi di edifici che si trovano nelle zone con il più elevato rischio sismico, il dato è, a dir poco, sorprendente” si legge nell’analisi di Tuttoscuola.

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