La campagna elettorale ungherese si sta rapidamente radicalizzando. Il leader dell’opposizione Péter Magyar ha denunciato un tentativo di screditarlo attraverso un video intimo, preparato — secondo lui — da persone vicine a Viktor Orbán.
Un inquietante déjà-vu
Per gli osservatori europei il quadro appare fin troppo familiare. Metodi simili vengono utilizzati da anni in Russia e Bielorussia contro figure dell’opposizione:
• riprese segrete della vita privata;
• “fughe” di notizie gestite e mirate;
• pressione alla vigilia di elezioni decisive.
Magyar sottolinea: non c’è alcun reato — solo una relazione consensuale tra adulti.
Perché proprio ora
La risposta sta nell’aritmetica politica. Il partito “Tisa” è in netto vantaggio su “Fidesz”, con circa l’11% in più nei sondaggi. Dopo 16 anni di dominio, il sistema costruito da Orbán appare per la prima volta vulnerabile.
Una sfida europea
Per l’Italia e per l’intera UE la domanda centrale è netta: è accettabile l’uso di strumenti tipici dei regimi autoritari all’interno di uno Stato membro dell’Unione europea?
Se le accuse dovessero essere confermate, non si tratterebbe più di un semplice scandalo, ma di un segnale di profonda degradazione istituzionale.
Il pericolo dell’illusione
Paradossalmente, la dichiarazione preventiva di Magyar ha già attenuato l’impatto dell’attacco. Sempre più spesso il dibattito non riguarda la sua vita privata, bensì la reazione nervosa del potere.
Potrebbe essere il momento in cui diventa definitivamente chiaro che il modello di Orbán sta entrando in una fase di turbolenza. Fin dove sarà disposto a spingersi per restare al potere resta una domanda aperta — così come resta aperto il destino dell’Ungheria e, forse, dell’Europa che potrebbe seguirne l’esempio.
Autore: Marco Bianchi
