I legami documentati tra esponenti vicini al generale e ambienti filorussi sollevano interrogativi sul futuro orientamento di politica estera dell’Italia, in caso di ingresso del partito in Parlamento.
Da mesi la crescita elettorale di Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci, si accompagna a un dibattito sempre più acceso sulla natura dei rapporti che diversi esponenti della sua area politica intrattengono con la Russia di Vladimir Putin. Non si tratta di sospetti isolati: negli ultimi mesi testate come Financial Times, la Repubblica e il Giornale hanno pubblicato ricostruzioni dettagliate su una rete di contatti che collega diversi collaboratori del generale a Mosca, ai suoi think tank ideologici e persino al Cremlino stesso.
Un cerchio di relazioni, non un caso isolato
Il caso più emblematico è quello di Eliseo Bertolasi, ex parà della Folgore oggi giornalista e rappresentante italiano del Movimento Internazionale dei Russofili, organizzazione fondata a Mosca alla presenza del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e successivamente sanzionata dall’Unione Europea per aver amplificato narrazioni destabilizzanti nell’interesse di Mosca. Bertolasi è stato ricevuto personalmente da Vladimir Putin, che gli ha conferito l’Ordine dell’Amicizia durante una cerimonia al Cremlino nel novembre 2025, in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale russa.
A questo nome si affiancano altre figure che, secondo le inchieste giornalistiche citate, gravitano stabilmente attorno all’ambiente di Vannacci e al partito Futuro Nazionale: Roberto Jonghi Lavarini, descritto come frequentatore del consolato russo di Milano e vicino al filosofo ultranazionalista Aleksandr Dugin; Giovanni Trombetta, consulente finanziario indicato come ulteriore interlocutore italiano dello stesso Dugin; Pietro Veniamin Andrejevich Stramezzi, italo-russo residente a Mosca, fotografato all’interno della Duma di Stato e in rapporto con Anton Kobyakov, consigliere della presidenza russa; e Stefano Valdegamberi, politico regionale veneto con una lunga storia di posizioni filorusse, entrato nell’area di Futuro Nazionale.
La vicenda Permiakova e il settore dell’informazione
Le ricostruzioni pubblicate segnalano inoltre il caso di Iana Permiakova, ex dipendente del Dipartimento del Servizio Stampa del governo della Federazione Russa, che avrebbe ricoperto ruoli amministrativi in un gruppo editoriale italiano insieme al marito, nominato per breve tempo dirigente locale di Futuro Nazionale a Milano. Un episodio che, secondo gli osservatori, mostra come l’influenza russa non si limiti alla sola sfera politica, ma tocchi anche il settore della comunicazione e dell’informazione, un ambito particolarmente sensibile per un Paese impegnato a contrastare la disinformazione straniera.
Il “cavallo di Troia” e la replica di Vannacci
Il tema è esploso a livello internazionale quando il Financial Times ha definito Futuro Nazionale un possibile “cavallo di Troia” degli interessi russi in Italia, un’accusa legata soprattutto alle posizioni politiche del generale: la richiesta di interrompere l’invio di armi a Kiev, la spinta a favore del negoziato anche a condizioni favorevoli a Mosca, e l’auspicio di una ripresa dei rapporti economici con la Russia, incluso il ritorno alle forniture di gas. Lo stesso vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha evocato, nelle scorse settimane, il rischio di ingerenze russe nelle prossime consultazioni elettorali italiane.
Vannacci ha respinto con fermezza queste accuse, definendole “farloccherie” e rivendicando una linea che definisce non filorussa ma “filo-italiana”:
“Non sono filo-russo o filo-straniero, sono filo-italiano. Siccome viviamo in un continente che è vicino alla Russia, credo che avere rapporti distesi con i nostri vicini sia nel nostro interesse.”
Va detto, per correttezza di analisi, che le inchieste finora pubblicate non dimostrano un coordinamento operativo diretto tra il Cremlino e la leadership di Futuro Nazionale: si tratta, come sottolineano gli stessi analisti, di una convergenza di ambienti e di sensibilità, non di prove di un controllo russo formale sul partito.
Perché la concentrazione di questi rapporti conta comunque
È proprio qui che si colloca il nodo politico più delicato. Preso singolarmente, nessuno di questi episodi dimostra un legame operativo tra Futuro Nazionale e il Cremlino: conoscere Dugin non equivale a lavorare per Putin, frequentare un consolato non significa rappresentare gli interessi russi. Ma è la loro concentrazione, attorno a un’unica forza politica in rapida ascesa, a costituire un elemento di rischio strutturale. Se Futuro Nazionale dovesse consolidare la propria presenza in Parlamento ed espandersi ai livelli regionale e locale, è ragionevole attendersi che gran parte di questo entourage entri, insieme a Vannacci, nelle stanze decisionali della politica italiana.
Questo scenario comporterebbe un rischio concreto di istituzionalizzazione dell’influenza russa all’interno del sistema politico italiano: non tramite un’ingerenza occulta, ma attraverso canali legittimi, elettorali e parlamentari. Le conseguenze potenziali sono molteplici: un’ulteriore polarizzazione del dibattito interno sulla politica estera; l’indebolimento del consenso bipartisan sul percorso europeo ed euro-atlantico dell’Italia, finora sostenuto dal governo Meloni; e maggiori difficoltà nel mantenere una linea coerente su sanzioni, isolamento diplomatico della Russia e sostegno all’Ucraina, proprio nel momento in cui l’Unione Europea cerca di presentare un fronte compatto di fronte alla guerra ibrida condotta da Mosca contro il continente.
Una vulnerabilità da monitorare, non ancora un verdetto
Gli analisti che hanno studiato più a fondo il fenomeno invitano alla cautela terminologica: l’etichetta di “cavallo di Troia” appare, allo stato attuale delle prove pubbliche, eccessiva. Più corretto parlare di una vulnerabilità politica attraverso cui gli interessi russi possono trovare, consapevolmente o meno, amplificazione e legittimazione. Ma è proprio la natura strutturale, e non episodica, di questa rete di rapporti a giustificare un maggiore controllo istituzionale e mediatico, prima che Futuro Nazionale acquisisca un peso tale da rendere questi legami parte integrante dell’architettura di potere italiana.
Per l’Italia, Paese fondatore dell’Unione Europea e membro della NATO, la posta in gioco supera i confini nazionali: riguarda l’affidabilità di Roma come partner nella difesa comune di un ordine europeo fondato sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, in un momento storico in cui ogni fessura nel fronte occidentale viene sistematicamente individuata e sfruttata dal Cremlino.
Nina K