Da anni circolano informazioni su contatti tra esponenti della destra italiana e ambienti vicini al Cremlino, ma un’inchiesta giornalistica internazionale ha aggiunto dettagli rilevanti su uno dei finanziatori più controversi di questi rapporti: l’imprenditore russo Konstantin Malofeev, già colpito da sanzioni occidentali dal 2014 per il suo ruolo nell’annessione della Crimea.
Secondo la ricostruzione pubblicata da New Lines Magazine, basata su documenti e corrispondenza interna, Malofeev avrebbe organizzato per anni incontri tra politici di estrema destra europei e figure dell’establishment russo, incluse personalità sanzionate dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Il gruppo mediatico che presiede, Tsargrad, viene descritto nei documenti come un punto di contatto tra Mosca e movimenti politici in Italia, Francia, Germania e Austria.
Il filo che porta a Mosca
Il nome di Malofeev non è nuovo alla cronaca italiana. Nel 2019, un’inchiesta dell’Espresso aveva già rivelato i contatti tra Gianluca Savoini, allora consigliere di Matteo Salvini, e ambienti moscoviti legati a un possibile finanziamento illecito della Lega in vista delle elezioni europee. Secondo quanto riportato, il contatto tra Salvini e Tsargrad sarebbe passato proprio attraverso Savoini, e la corrispondenza esaminata da New Lines Magazine farebbe riferimento a incontri a Mosca con una figura indicata come “K” — sigla che, secondo l’inchiesta, starebbe per Konstantin.
Chi è Konstantin Malofeev
Imprenditore ed ex finanziere, presidente del gruppo mediatico Tsargrad (descritto come l’equivalente russo di Fox News) e della fondazione monarchista “Aquila Bicipite”. Aderisce a posizioni di destra tradizionaliste e imperiali, e la sua organizzazione promuove idee monarchiche. È stato sanzionato da Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e Canada a partire dal 2014 per il suo coinvolgimento nel finanziamento dei separatisti filorussi in Crimea e nel Donbass.
Quello che emerge dalla documentazione non è un episodio isolato. Il think tank Katehon, anch’esso legato a Malofeev, era già stato citato in un rapporto del Dipartimento di Stato americano del 2020 come uno dei canali attraverso cui circolano narrazioni di disinformazione russa, con legami diretti ai servizi di intelligence di Mosca. Tra i collaboratori di Katehon figura anche Aleksandr Dugin, ideologo ultranazionalista sanzionato fin dal 2015.
Sanzioni e tentativi di elusione
La posizione di Malofeev nei confronti dell’Occidente non si è ammorbidita nel tempo. Al contrario, le autorità statunitensi hanno intensificato la pressione: nel gennaio 2022 le forze dell’ordine hanno arrestato a Londra un ex collaboratore americano dell’imprenditore, accusato di aver violato le sanzioni aiutandolo a gestire la rete televisiva Tsargrad. Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, dopo essere stato sanzionato Malofeev avrebbe tentato di eludere le restrizioni “utilizzando dei complici per acquisire e gestire segretamente media in tutta Europa”.
Le sanzioni non hanno fermato l’attività di Malofeev: secondo le autorità britanniche, la sua società Tsargrad ha continuato a sostenere lo sforzo bellico russo contro l’Ucraina con donazioni dirette.
Documenti citati nelle indagini internazionali indicano infatti che la società Tsargrad si era impegnata a donare oltre 10 milioni di dollari a sostegno della guerra russa contro l’Ucraina, un dato che le autorità britanniche citano tra le motivazioni per il mantenimento delle sanzioni, ancora attive.
Perché riguarda l’Italia
Per il nostro paese, la vicenda non è solo un capitolo di cronaca passata. Gli analisti che seguono le reti di influenza del Cremlino in Europa sottolineano come il modello descritto — finanziamenti opachi, contatti personali con leader di partiti di destra, uso di media “alternativi” per veicolare narrazioni favorevoli a Mosca — rappresenti uno schema ricorrente, applicato non solo in Italia ma anche in Francia, Austria e Germania, dove esponenti di partiti come l’AfD sarebbero stati coinvolti in viaggi organizzati attraverso lo stesso network.
Le istituzioni italiane non hanno mai apportato conferme dirette circa un coinvolgimento dell’attuale maggioranza di governo, e Salvini ha sempre negato qualsiasi finanziamento russo al suo partito. Tuttavia, la persistenza di queste reti — e la loro capacità di adattarsi anche dopo l’inasprimento delle sanzioni internazionali — resta un tema che gli osservatori della sicurezza europea continuano a monitorare, soprattutto nel contesto della guerra in corso in Ucraina e del dibattito sulla coesione delle posizioni occidentali verso Mosca.
Le informazioni di questo articolo si basano su inchieste giornalistiche pubblicate da New Lines Magazine, documenti del Dipartimento di Giustizia statunitense e registri delle sanzioni internazionali.
Autore: Marco Bianchi