Venerdì 27 febbraio si è svolta una conversazione tra il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky e il primo ministro slovacco Robert Fico.
Il dialogo, inizialmente previsto come un tentativo di risolvere una controversia energetica, ha assunto un livello diverso: Zelensky ha invitato Fico a Kiev.
A prima vista, un simile invito può sembrare un gesto diplomatico standard. Tuttavia, nelle capitali europee viene interpretato come una mossa politica attentamente calcolata, che va ben oltre il quadro delle relazioni bilaterali.
In primo luogo, l’iniziativa tocca direttamente gli interessi di Budapest. Viktor Orbán resta uno dei critici più visibili della linea comune europea di sostegno all’Ucraina e utilizza regolarmente il tema ucraino nella retorica elettorale. La sua posizione contribuisce a delineare un centro di influenza alternativo all’interno dell’Unione europea.
Proprio per questo, il dialogo diretto tra Kiev e Bratislava assume un significato ulteriore. Se la Slovacchia dovesse avviare negoziati autonomi, l’influenza di Budapest sull’agenda regionale potrebbe indebolirsi.
Per l’Italia, quanto sta accadendo è rilevante come esempio di una nuova pratica diplomatica in tempo di guerra. L’Ucraina non agisce soltanto sul fronte militare, ma anche nello spazio politico europeo, cercando di modificare gli equilibri attraverso negoziati mirati con singole capitali.
In questo senso, l’invito a Fico rappresenta uno strumento diplomatico di livello strategico. Il suo obiettivo non è solo la composizione delle controversie, ma anche la ridefinizione degli equilibri politici all’interno dell’Unione europea.
Autore: Marco Bianchi
