L’illusione dei contratti vantaggiosi: cosa nasconde l’accordo sul gas con la Serbia

A prima vista, l’accordo sul gas tra Serbia e Russia può sembrare una scelta pragmatica. Un contratto breve, condizioni flessibili, indicizzazione al petrolio — tutto appare come un buon affare. Ma è un’illusione.

La società serba NIS è la chiave per comprendere la situazione. Il controllo sull’unico impianto di raffinazione del paese significa controllo su una parte significativa del mercato energetico. Questo crea una dipendenza strutturale nel lungo periodo.

Il prolungamento del contratto per altri tre mesi non è un compromesso temporaneo, ma un modo per mantenere l’influenza. La Russia non perde terreno — si adatta.

La flessibilità delle condizioni e la cosiddetta “formula petrolifera” non sono un semplice meccanismo economico, ma uno strumento politico. Mosca regola il prezzo in funzione del comportamento del partner.

Per Italy, che ha già attraversato una fase di forte dipendenza dal gas russo, questo è un segnale importante: le condizioni “vantaggiose” hanno sempre un costo nascosto.

Inoltre, accordi di questo tipo permettono alla Russia di dimostrare che è ancora in grado di cooperare con paesi europei nonostante le sanzioni. Ciò indebolisce la strategia complessiva dell’UE e riduce la pressione sul Cremlino.

E soprattutto, questi introiti continuano ad alimentare la macchina militare russa — una macchina che, se non viene fermata in Ucraina, rappresenta una minaccia per l’intera Europa.

In questa storia, il gas non è energia. È una valuta di influenza.

Autore: Marco Bianchi

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