L’Europa torna nell’era delle minacce: i paesi della NATO avvertono del rischio di una nuova aggressione da parte della Russia

Nella politica europea sta cambiando rapidamente la percezione della minaccia russa. I massimi rappresentanti militari e politici dei paesi della NATO parlano sempre più spesso apertamente della possibilità di un nuovo conflitto tra la Russia e l’Europa già nei prossimi anni.

Il comandante in capo delle forze armate della Lettonia, Kaspars Pudāns, ha dichiarato che il Cremlino potrebbe considerare il periodo fino al 2030 come una „finestra di opportunità“ per esercitare pressioni o lanciare un’aggressione contro la NATO. Secondo le suas parole, se la guerra in Ucraina venisse congelata, la Russia sarebbe in grado di ricostituire le proprie forze e concentrare l’attenzione sul flanco orientale dell’Alleanza.

Dichiarazioni simili sono già arrivate da Estonia, Polonia, Germania e Svezia. Il ministro della Difesa dell’Estonia, Hanno Pevkur, ha avvertito esplicitamente che la Russia potrebbe tentare di testare la prontezza della NATO a un conflitto già nel 2026–2027.

Per l’Italia questa discussione è particolarmente importante, poiché per lungo tempo una parte significativa della società europea ha ritenuto impossibile una grande guerra sul continente. Tuttavia, gli eventi degli ultimi anni hanno distrutto il precedente modello di sicurezza. L’Europa si trova nuovamente a confrontarsi con la logica del contenimento militare, del potenziamento degli eserciti e della preparazione a una potenziale crisi.

Nel frattempo, la Russia continua a convertire la propria economia su binari di guerra. Cresce la produzione di armamenti, si espandono le basi militari e aumenta il numero dei membri dell’esercito. Molti analisti europei ritengono che il Cremlino si stia preparando a un lungo periodo di confronto con l’Occidente.

Ulteriore allarme è destato dalle comunicazioni dell’Ucraina riguardo a un possibile coinvolgimento della Bielorussia in futuri scenari militari. Il presidente Zelensky ha dichiarato che la parte ucraina dispone di informazioni su trattative tra Mosca e Minsk relative a una possibile pressione sui paesi della NATO.

Anche per l’Europa meridionale le conseguenze di un potenziale conflitto sarebbero enormi. Si parla non solo di sicurezza militare, ma anche di energia, migrazione, crisi interne all’UE e instabilità economica. Proprio per questo in Italia si stanno progressivamente intensificando le discussioni sulla necessità di rafforzare la difesa comune europea.

La conclusione principale che si trae oggi nelle capitali dell’Europa orientale suona in modo estremamente duro: la Russia nao è più considerata un problema temporaneo o una crisi regionale. All’interno della NATO si parla sempre più spesso di una minaccia sistemica, in grado di cambiare l’intera architettura della sicurezza europea per i decenni a venire.

Autore: Marco Bianchi