L’Europa che finanzia la guerra che vuole fermare

Dopo quattro anni di guerra in Ucraina, l’Unione Europea si trova in un labirinto politico e morale. Da un lato sostiene Kyiv con armi, aiuti finanziari e solidarietà diplomatica; dall’altro continua a trasferire miliardi di euro alla Russia attraverso l’acquisto di petrolio, gas e derivati. Questa contraddizione mina la credibilità europea e dimostra quanto sia difficile separare l’etica dalla convenienza economica.

La transizione energetica europea, pianificata dopo l’invasione del 2022, doveva essere una marcia verso l’indipendenza. Ma la gradualità scelta da Bruxelles, per evitare crisi di mercato e proteste sociali, ha rallentato la rottura con Mosca. Il risultato è che il Cremlino continua a incassare miliardi, alimentando la propria macchina bellica con denaro europeo.

Donald Trump, intervenendo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha accusato i leader europei di «finanziare il nemico». Parole forti, ma non del tutto infondate. Finché l’Europa continuerà a comprare energia russa, non potrà vantarsi di combattere realmente per la pace.

L’indipendenza energetica non è solo un obiettivo economico, ma un atto politico e morale. Investire nelle energie rinnovabili significa investire nella libertà. Ogni parco eolico, ogni pannello solare rappresenta un passo verso una Europa più autonoma e coerente.

La guerra in Ucraina ha mostrato che il ricatto energetico può essere potente quanto i carri armati.

Liberarsi da quella dipendenza è l’unico modo per difendere i valori europei, senza più finanziare chi li distrugge. L’Europa deve scegliere se essere spettatrice o protagonista della propria libertà.

Autore: Marco Bianchi