L’Europa apre procedura d’infrazione contro l’Italia su norme anti-SLAPP: tutelare l’informazione

L’Italia ora due mesi di tempo per rispondere alle contestazioni della Commissione. Associazioni dei giornalisti avevano avvertito che sarebbe accaduto

La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia e di altri tredici Stati membri per il mancato recepimento della direttiva europea contro le cosiddette SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), le azioni legali strategiche e abusive utilizzate per scoraggiare o mettere a tacere chi interviene su questioni di interesse pubblico. La decisione rientra nel pacchetto di procedure d’infrazione adottato l’8 luglio 2026.

Oltre all’Italia, la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Romania e Slovacchia. Si tratta del primo passo formale della procedura d’infrazione: gli Stati interessati hanno ora due mesi di tempo per rispondere alle contestazioni della Commissione e indicare come intendono adeguarsi alla normativa europea. In assenza di una risposta ritenuta soddisfacente, Bruxelles potrà procedere con un parere motivato e, successivamente, deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

La prospettiva di una procedura d’infrazione era stata segnalata già nei mesi scorsi da rappresentanti delle istituzioni europee e del mondo dell’informazione. La Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) ha dato rilievo all’allarme lanciato dal commissario europeo Michael McGrath, secondo il quale il recepimento della direttiva dovrà garantire tutele effettive e non limitarsi a un’applicazione formale delle nuove norme.

Anche CASE Italia, la sezione nazionale della Coalition Against SLAPPs in Europe, in una lettera aperta al Governo aveva chiesto un recepimento pieno della direttiva europea, avvertendo che una trasposizione “minimale” rischierebbe di non offrire una protezione reale contro le querele temerarie. Secondo l’organizzazione, l’Italia è da due anni il Paese dell’Unione europea con il maggior numero di SLAPP censite.

Negli ultimi mesi, inoltre, Fnsi, Ordine dei giornalisti e diverse associazioni di categoria hanno continuato a denunciare un quadro ritenuto preoccupante per la libertà d’informazione, richiamando sia il ritardo nell’attuazione della direttiva anti-SLAPP sia le limitazioni alla cronaca giudiziaria introdotte dalla cosiddetta “legge bavaglio”.

Le SLAPP, cause civili per intimidire giornalisti e portatori di interessi pubblici

Le SLAPP sono cause civili promosse non tanto per ottenere un effettivo risarcimento, quanto per intimidire giornalisti, attivisti, ricercatori, difensori dei diritti umani o altri soggetti che svolgono attività di interesse pubblico. L’obiettivo è scoraggiare la pubblicazione di inchieste o denunce attraverso il peso economico, psicologico e processuale di un contenzioso.

Per contrastare questo fenomeno, nel marzo 2024 l’Unione europea ha approvato una direttiva che introduce strumenti di tutela, tra cui la possibilità di archiviare rapidamente le cause manifestamente infondate, l’obbligo per chi promuove azioni abusive di sostenere le spese processuali e la previsione di risarcimenti a favore delle vittime delle cosiddette “querele bavaglio”. Le misure riguardano principalmente i procedimenti civili con implicazioni transfrontaliere, mentre la Commissione ha invitato gli Stati membri ad adottare garanzie analoghe anche per i casi puramente nazionali.

La cosiddetta “legge bavaglio”

L’espressione “legge bavaglio” viene utilizzata per indicare norme che, secondo numerose organizzazioni giornalistiche, limitano la possibilità di raccontare le inchieste giudiziarie. In particolare, il riferimento è alle disposizioni che restringono la pubblicazione del contenuto delle ordinanze cautelari e di altri atti d’indagine prima dell’udienza preliminare, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la presunzione d’innocenza e la riservatezza delle persone coinvolte.

Le organizzazioni dei giornalisti sostengono che tali limitazioni riducano la trasparenza sull’attività giudiziaria e comprimano il diritto dei cittadini a essere informati. Anche Reporters sans frontières richiama la “legge bavaglio” tra gli elementi che, insieme alle querele temerarie, incidono sul quadro della libertà di stampa in Italia.

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