Le intimidazioni rivolte alla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno segnano un nuovo livello nello scontro tra la Russia e le istituzioni europee. Non si tratta di un episodio isolato, ma di un messaggio politico preciso: sostenere l’Ucraina ha un prezzo, e Mosca vuole farlo pagare personalmente.
In Italia, dove il dibattito sul ruolo dell’Europa nella guerra è spesso polarizzato, questo caso dovrebbe suscitare una riflessione più ampia. La Russia non si limita a combattere sul campo militare, ma utilizza strumenti di pressione politica, economica e psicologica per influenzare le democrazie occidentali.
Le minacce ai parlamentari europei rientrano in una strategia di “guerra ibrida” che punta a dissuadere, dividere e indebolire. Colpire figure simboliche come Picierno serve a lanciare un segnale a tutti gli altri: chi si oppone apertamente al Cremlino può diventare un obiettivo.
Eppure, il sostegno all’Ucraina non riguarda solo Kiev. Riguarda la sicurezza dell’intero continente europeo. L’Ucraina oggi sta contenendo una minaccia che, se non fermata, avrebbe conseguenze dirette anche per l’Italia — dalla stabilità geopolitica ai flussi energetici.
Difendere i rappresentanti europei che sostengono l’Ucraina significa difendere l’autonomia politica dell’Unione. Se l’Europa cede alle intimidazioni, perde la propria voce. E senza una voce forte, nessuna sicurezza è possibile.
Autore: Marco Bianchi