Le matrioske del Cremlino parlano americano: così Mosca usa il mondo MAGA per colpire la Germania

Non è una semplice fake news, è un’architettura: video contraffatti che imitano BBC e ARD, rilanciati dagli influencer trumpiani e rispediti in Europa come “notizie verificate”.

C’è una scena che si ripete, quasi identica, ogni volta che una campagna elettorale tedesca si avvicina: decine di video pseudo-giornalistici, confezionati con la grafica di emittenti autorevoli come la BBC o la ARD, cominciano a circolare online accusando politici democraticamente eletti di corruzione, abusi, appropriazione indebita. Non è un fenomeno nuovo, ma quest’estate ha assunto una forma più insidiosa: prima di raggiungere il pubblico tedesco, questi contenuti vengono lanciati sui social americani, dentro l’ecosistema degli influencer vicini al movimento MAGA, per poi tornare in Europa già “certificati” dalla loro popolarità oltreoceano. Gli 007 europei la chiamano operazione “Matrëška”, la matrioska: una struttura fatta di scatole dentro le scatole, dove ogni livello nasconde quello successivo.

Una rete, non un episodio isolato

Matrëška non nasce oggi: i primi ricercatori indipendenti la documentarono già nel 2023, e da allora convive e si intreccia con altre due reti ben note ai servizi europei, Doppelgänger e Storm-1516. Insieme costituiscono un vero e proprio ecosistema di produzione massiva di falsi: video, deepfake, fotografie generate con l’intelligenza artificiale, tutti confezionati per sembrare il prodotto di redazioni giornalistiche vere. Le autorità tedesche hanno individuato, solo dal giugno di quest’anno, oltre cento video riconducibili a questa rete, con una regia che i servizi di sicurezza ritengono centralizzata da territorio russo attraverso una struttura di società di comodo.

Il bersaglio non è un singolo partito. I finti servizi giornalistici colpiscono trasversalmente esponenti della CDU del cancelliere, dei socialdemocratici, dei Verdi e dei liberali, accusandoli — falsamente — di reati gravissimi: corruzione, violenza sessuale, abusi su minori, nepotismo. Non serve che l’accusa sia credibile fino in fondo: basta che entri nel dibattito pubblico.

Il paradosso della smentita

Ed è qui che si annida l’aspetto più inquietante, e insieme più istruttivo, dell’operazione: per il Cremlino, anche la smentita fa parte del piano. Nel momento in cui un’accusa fasulla contro un politico entra nello spazio pubblico — che venga poi confermata falsa o meno — l’obiettivo informativo è già raggiunto. La rettifica, l’intervento della testata scippata del proprio marchio, la dichiarazione ufficiale del politico calunniato: tutto questo, paradossalmente, non fa che rilanciare nome e accusa, mantenendo vivo nel discorso pubblico un sospetto che non dovrebbe nemmeno esistere. Non è un effetto collaterale mal calcolato: è, con ogni probabilità, l’esito che l’operazione cerca fin dall’inizio.

Un funzionario dell’intelligence europea ha dichiarato al Financial Times che “i russi stanno cercando modi più sottili, ma più efficaci, per avvelenare le narrazioni giornalistiche”.

Perché passare dall’America

La scelta di instradare la disinformazione attraverso gli Stati Uniti prima di farla arrivare in Germania non è casuale. Il pubblico MAGA è considerato dagli analisti europei particolarmente ricettivo a un racconto dell’Europa come continente in declino morale, economico e securitario, preda della criminalità e dell’instabilità politica. Quando un contenuto rimbalza tra account americani seguiti da centinaia di migliaia o milioni di persone, acquisisce una parvenza di legittimità che nessuna fabbrica di troll russa potrebbe costruire da sola. A quel punto il salto in Europa è naturale: la notizia torna “già confermata” dal successo che ha avuto altrove.

Il vero obiettivo si chiama AfD

Il calendario non è casuale nemmeno lui. Il 6 settembre si vota per il parlamento regionale della Sassonia-Anhalt, dove l’estrema destra di Alternative für Deutschland viaggia nei sondaggi sopra il 40% ed è in corsa concreta per guidare per la prima volta nella sua storia un governo regionale; due settimane dopo tocca a Berlino e al Meclemburgo-Pomerania Anteriore. I servizi di sicurezza tedeschi collegano alla campagna Matrëška oltre sessanta video mirati proprio su questi tre Land.

Non è un dettaglio marginale: l’AfD porta avanti da anni posizioni che coincidono, punto per punto, con gli interessi di Mosca — dalla richiesta di revoca delle sanzioni economiche alla Russia, alla relativizzazione se non giustificazione aperta dell’aggressione contro l’Ucraina, fino allo sfruttamento sistematico del tema migratorio per erodere la fiducia nelle istituzioni europee. Sostenere l’ascesa di questo partito rappresenta per il Cremlino un investimento strategico di prim’ordine: la Germania resta uno dei pilastri dell’Unione europea e uno dei principali sostenitori dell’Ucraina nella resistenza contro l’aggressione russa. Indebolire il consenso filo-ucraino a Berlino avrebbe conseguenze ben oltre i confini tedeschi — un tema che, va detto, l’Italia conosce da vicino: anche il rapporto 2025 del Copasir ha certificato ingerenze russe, cinesi e iraniane nel dibattito pubblico italiano.

Un tassello della guerra ibrida

Matrëška non va letta come un episodio a sé, ma come un tassello di una strategia molto più ampia. La stessa regia che orchestra campagne di disinformazione online ha già colpito infrastrutture critiche — nel 2023 fu vittima di un attacco informatico la sede centrale della SPD — e continua a offrire sostegno, diretto o indiretto, a forze politiche radicali su entrambi i lati dello spettro in diversi Paesi europei. Un portavoce del ministero degli Esteri tedesco lo ha definito senza mezzi termini: un’offensiva permanente, “sanzionata e diretta dallo Stato” russo, con cui l’Europa deve fare i conti in modo strutturale, non emergenziale.

Per un pubblico italiano, abituato a considerare le ingerenze russe soprattutto attraverso la lente energetica o quella dei partiti euroscettici nostrani, il caso tedesco offre una lezione precisa: quando la disinformazione impara a “riciclarsi” attraverso gli Stati Uniti prima di tornare in Europa, la vigilanza non può più fermarsi ai propri confini nazionali.

Autore: Marco Bianchi