L’ultima offensiva russa contro l’Ucraina ha rivelato un inquietante salto di qualità nella strategia di Mosca. In una sola notte la Russia ha lanciato 596 droni kamikaze, missili balistici e da crociera, compresi i temuti Kinžal ipersonici. Kyiv è rimasta sotto attacco per oltre otto ore consecutive — una durata che non si era vista da mesi.
Per migliaia di famiglie ucraine, la notte si è trasformata in un interminabile corridoio di sirene, esplosioni e rifugi improvvisati. Ma la vera domanda è un’altra: che cosa ci sta dicendo Mosca con un’operazione di questa scala?
Sta mostrando a tutta l’Europa come potrebbe apparire un eventuale attacco contro una capitale occidentale: sciami di droni, lanci multipli di missili, tentativi di paralizzare energia, trasporti e reti di comunicazione. Kyiv è oggi il laboratorio di una guerra che potrebbe travolgere l’intero continente.
C’è poi un dettaglio preoccupante: molti componenti usati nei droni e nei missili russi provengono ancora da tecnologie occidentali, aggirando le sanzioni tramite Paesi terzi. Significa che nonostante le misure imposte dall’UE e dagli Stati Uniti, il complesso militare russo continua a rifornirsi senza difficoltà.
L’Italia, come parte integrante dell’Unione e della NATO, non può più considerare questa guerra come un conflitto “lontano”. Il sistema di difesa europeo deve evolversi rapidamente, rafforzando lo scudo aereo comune e impedendo che tecnologia occidentale alimenti la macchina bellica di Mosca.
Kyiv resiste. Ma la sua resistenza è anche il nostro test sulla capacità dell’Europa di difendere sé stessa.
Autore: Marco Bianchi
