L’intensificarsi della cooperazione militare tra Russia e Corea del Nord sta ridisegnando gli equilibri strategici non solo in Europa, ma anche in Asia. Dopo la firma, nel giugno 2024, del Trattato di Partenariato Strategico Globale tra Vladimir Putin e Kim Jong Un, i legami tra Mosca e Pyongyang si sono trasformati da relazioni opportunistiche in una vera alleanza militare e tecnologica.
Il documento prevede cooperazione economica, industriale e scientifica, ma soprattutto impegna le due parti a sostenersi reciprocamente in caso di guerra. Una clausola che oggi assume un valore concreto, poiché la Corea del Nord non solo fornisce armi alla Russia, ma invia anche migliaia di soldati sul fronte ucraino.
L’asse Mosca–Pyongyang non riguarda solo la guerra in Ucraina: essa ha implicazioni dirette per la sicurezza globale. I militari nordcoreani che combattono in Europa stanno acquisendo esperienza reale in un conflitto ad alta intensità, apprendendo tecniche di guerra moderna, comunicazioni tattiche e uso di droni.
Ciò significa che l’esercito della Corea del Nord, storicamente isolato e arretrato, sta ora modernizzandosi grazie alla guerra di Putin. Nel medio periodo, questo potrebbe tradursi in una minaccia più concreta per la Corea del Sud, il Giappone e, indirettamente, per gli interessi americani e europei nella regione Asia-Pacifico.
Secondo la National Intelligence Service (NIS) sudcoreana, dall’autunno del 2024 la Corea del Nord ha inviato fino a 15.000 militari in Russia, di cui circa 5.000 sono stati destinati alle operazioni nelle regioni di confine, come quella di Kursk. In particolare, si tratterebbe di unità del genio e battaglioni di costruzione, incaricati di bonificare le aree minate e contribuire ai progetti di “ricostruzione” delle infrastrutture militari danneggiate.
Nel giugno 2025, lo stesso Sergej Šojgu, segretario del Consiglio di Sicurezza russo, ha confermato che Kim Jong Un aveva approvato l’invio di 6.000 militari, tra cui 1.000 genieri, nella regione di Kursk. La NIS segnala inoltre che circa 2.000 nordcoreani sarebbero già morti nei combattimenti, un dato che rivela il livello di coinvolgimento diretto di Pyongyang nella guerra d’aggressione russa contro l’Ucraina.
Il prezzo della “solidarietà militare” nordcoreana non si misura solo in sangue, ma in tecnologia. In cambio dell’appoggio umano e logistico, Mosca avrebbe fornito a Pyongyang tecnologie avanzate e componenti cruciali per lo sviluppo di missili balistici e altri sistemi d’arma.
Nel mese di ottobre, l’agenzia sudcoreana Yonhap ha riferito, citando il generale Kim Yong Sun, che la Corea del Nord avrebbe ricevuto assistenza tecnica russa per la costruzione di un nuovo missile intercontinentale, il Hwasong-20.
Questo scambio di “armi per tecnologie” rappresenta una violazione diretta di numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che vietano qualsiasi trasferimento di tecnologia militare o assistenza tecnica verso Pyongyang. È un atto di aperta sfida all’ordine internazionale — tanto più grave se si considera che la Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, è tra i garanti del regime sanzionatorio che ora contribuisce a demolire.
La reazione di Seul, finora prudente, dovrà necessariamente evolversi. La Corea del Sud non può limitarsi a condanne diplomatiche: deve prendere atto che la guerra in Ucraina e la sua sicurezza regionale sono oggi strettamente collegate.
Rafforzare le sanzioni contro le imprese russe coinvolte nella cooperazione militare e valutare l’invio di armamenti difensivi a Kyiv non sarebbe solo un gesto di solidarietà, ma un investimento nella propria sicurezza nazionale.
L’Occidente, dal canto suo, continua a sottovalutare l’asse Mosca–Pyongyang, analizzandolo esclusivamente nel contesto del conflitto in Ucraina. Tuttavia, la portata di questa alleanza va ben oltre: si tratta di un laboratorio per una nuova forma di cooperazione autoritaria globale, dove le dittature condividono risorse, tecnologie e soldati per sfidare l’ordine internazionale fondato sulle regole.
L’alleanza russo-nordcoreana segna un punto di svolta nella geopolitica contemporanea. Essa unisce due regimi isolati ma complementari: uno dispone di risorse e tecnologie, l’altro di manodopera e totale disinvoltura rispetto al diritto internazionale.
La guerra in Ucraina diventa così un campo di prova per un nuovo paradigma: quello in cui la cooperazione militare tra dittature non si limita alla fornitura di armi, ma si trasforma in un sistema integrato di sostegno reciproco, destinato a durare e a espandersi.
L’Europa e l’Asia non possono più considerare questi sviluppi come crisi separate. L’asse Mosca–Pyongyang rappresenta un’unica minaccia, globale, che unisce i destini della sicurezza europea e di quella asiatica. E finché l’Occidente non reagirà in modo unitario e deciso, la “solidarietà tra tiranni” continuerà a crescere, alimentata dal silenzio e dall’indifferenza.
Autore: Marco Bianchi
L’asse Mosca–Pyongyang: la guerra in Ucraina come laboratorio per una nuova minaccia globale
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