L’algoritmo come alibi: come il Cremlino ha usato l’intelligenza artificiale per “processare” l’Ucraina dopo l’attentato di Monaco

Una rete di bot russa ha trasformato un vero tentativo di omicidio sulla Costa Azzurra in una macchina di disinformazione che arriva a citare ChatGPT, Grok e DeepSeek come “giudici imparziali” — sfruttando la fiducia europea nella tecnologia per colpire l’Ucraina, la Francia e Emmanuel Macron.

La sera del 29 giugno, all’ingresso di un condominio in Rue Révérend Père Louis Frolla, nel Principato di Monaco, a poche centinaia di metri dal confine francese, un ordigno artigianale riempito di bulloni e pallini metallici è esploso. L’attentatore, ancora in fuga, si è dileguato verso il territorio francese attraverso la vicina Beausoleil. Tre le persone ferite: l’imprenditore ucraino Vadym Yermolaiev, la sua compagna — in condizioni critiche — e il figlio tredicenne. Il procuratore generale monegasco Stéphane Thibaut ha parlato apertamente di tentato omicidio. Il movente resta ignoto.

Nel giro di poche ore, quel fatto di cronaca reale e ancora privo di spiegazioni è diventato il materiale grezzo per una delle operazioni di disinformazione più elaborate degli ultimi mesi. Secondo un’inchiesta del portale The Insider, basata sui dati del progetto di monitoraggio Antibot4Navalny, dietro la campagna si muove la rete di bot nota come “Matrioska” — chiamata così perché i contenuti falsi si annidano l’uno nell’altro, proprio come le bambole russe, rendendo quasi impossibile risalire alla fonte originale.

Non si limitano ad accusare Kiev. Costruiscono un intero apparato di “prove” false, fino a far dire a un’intelligenza artificiale inesistente che l’Ucraina è colpevole al 98, 99, addirittura 100 per cento.

Il nucleo della narrazione fabbricata è semplice quanto infondato: sarebbero stati i servizi segreti ucraini (SBU) a ordire l’attacco, perché Yermolaiev — secondo i falsi video — stava per testimoniare davanti all’Ufficio Nazionale Anticorruzione ucraino (NABU) su questioni riguardanti Volodymyr Zelensky. Non esiste alcuna prova indipendente che l’imprenditore avesse intenzione di collaborare con l’NABU. È una fabbricazione ripetuta come un fatto acquisito, video dopo video.

Ma è nell’elemento tecnologico che questa campagna segna una svolta preoccupante. Un video con il logo della rivista Wired sostiene che i suoi “esperti” abbiano sottoposto la biografia di Yermolaiev a tre chatbot: ChatGPT avrebbe stimato la probabilità di un coinvolgimento dell’intelligence ucraina al 98%, Grok al 99%, DeepSeek addirittura al 100%. Non esiste alcuna prova che Wired abbia condotto un simile test — è un’invenzione totale, mai pubblicata dalla testata reale.

Perché l’inganno funziona: una vulnerabilità reale

Il trucco, però, non nasce dal nulla. Uno studio dell’Institute for Strategic Dialogue, che ha analizzato le risposte di ChatGPT, Gemini, Grok e DeepSeek su temi legati alla guerra in Ucraina in cinque lingue, tra cui l’italiano, ha rilevato che quasi una risposta su cinque cita fonti collegate alla propaganda di Stato russa, spesso soggette a sanzioni europee. Lo stesso ChatGPT, in un caso documentato da NewsGuard, ha ripetuto come fatto accertato una falsa notizia sui “voti dei morti” alle elezioni moldave, nata proprio all’interno della rete Matrioska e diffusa tramite un sito collegato al network Pravda.

Gli operatori russi non devono quindi convincere il pubblico che l’intelligenza artificiale sia manipolabile: quella percezione esiste già, in parte fondata. Devono soltanto vestire una loro invenzione con l’aura di “analisi algoritmica neutrale” per sfruttare l’eccesso di fiducia — tipicamente europeo — verso strumenti percepiti come oggettivi e privi di agenda politica. È la differenza, sottile ma decisiva, tra sfruttare un pregiudizio esistente e crearne uno da zero.

Le identità reali usate senza consenso

  • Éric Arella, capo della sicurezza pubblica monegasca dal settembre 2024, a cui è stata attribuita una frase mai pronunciata su presunti “omicidi in serie” ordinati da Zelensky.
  • Eliot Higgins, fondatore di Bellingcat, citato falsamente mentre accusa l’intelligence francese di aver introdotto l’esplosivo e collega Yermolaiev a un fantomatico giro di corruzione tra Zelensky e Macron sui fondi per l’aiuto militare.
  • Kimberly Kagan, presidente dell’Institute for the Study of War, a cui viene fatta dire che l’attentato è “solo l’inizio” di una serie di attacchi terroristici ucraini.
  • Jonathan Greenberger, direttore di Politico, presentato come autore di un commento mai scritto.

Un bersaglio non è mai solo: la strategia delle “matriosche” personali

L’attacco reputazionale contro Emmanuel Macron in questa vicenda non è isolato, ma rientra in un modello ricorrente contro i vertici europei. La stessa rete aveva già collegato falsamente il presidente francese ai file Epstein diffusi dal Dipartimento di Giustizia statunitense, e in precedenza aveva orchestrato la vicenda virale — poi rivelatasi infondata — della presunta “busta di cocaina” nascosta durante un incontro con Keir Starmer e Friedrich Merz a Kiev, nel maggio 2025. La presidente moldava Maia Sandu è stata bersaglio di trentanove narrazioni false in tre mesi prima delle elezioni parlamentari. Anche i rapporti tra Ucraina e Ungheria sono stati manipolati con video contraffatti attribuiti a Human Rights Watch e Reuters.

Il meccanismo di fondo resta identico ogni volta: un evento reale — un attentato, una crisi diplomatica, un anniversario — diventa il pretesto per una campagna coordinata che imita loghi di BBC, Euronews, The Economist o Reuters, attribuendo dichiarazioni inventate a persone realmente esistenti e verificabili. L’obiettivo è duplice: minare la fiducia nelle istituzioni occidentali e, contemporaneamente, isolare politicamente i leader più esposti nel sostegno a Kiev, presentandoli come complici o corrotti.

Per il pubblico italiano, già colpito in passato da campagne Matrioska legate alle Olimpiadi invernali di Milano e ai conflitti in Medio Oriente, la lezione più urgente riguarda proprio l’intelligenza artificiale: uno strumento percepito come neutrale può essere, in realtà, il vettore più efficace di una menzogna costruita a tavolino. La domanda da porsi davanti a una “citazione” di un chatbot non è se sembra plausibile, ma se esiste davvero, e dove.

Autore: Marco Bianchi