I servizi di sicurezza francesi hanno individuato una rete collegata all’intelligence russa che diffonde dossier fabbricati contro esponenti politici sgraditi al Cremlino, usando documenti falsificati, siti clone di testate autorevoli e intelligenza artificiale. L’obiettivo non è solo screditare un singolo politico, ma minare la fiducia dell’intera società francese nel processo elettorale.
A meno di un anno dalle elezioni presidenziali francesi, previste per la primavera del 2027, Parigi si trova ad affrontare un’ampia operazione di disinformazione che le autorità attribuiscono a una rete collegata ai servizi segreti russi. Secondo una fonte della sicurezza citata dall’agenzia AFP, il Segretariato generale francese per la Difesa e la Sicurezza nazionale (SGDSN) ha individuato una campagna diretta contro l’eurodeputato Raphaël Glucksmann, uno dei critici del Cremlino più esposti nella politica francese e possibile candidato all’Eliseo.
L’operazione viene attribuita alla rete nota come Storm-1516, che analisti della sicurezza e l’agenzia governativa francese Viginum hanno già collegato in passato all’intelligence militare russa GRU. Questa rete avrebbe condotto oltre duecento operazioni di disinformazione contro Paesi europei dal 2023 a oggi.
Un sito clone e un video falso
Al centro dell’operazione contro Glucksmann c’è un sito web contraffatto che imita quasi perfettamente la testata francese di sinistra Blast. Su questo clone è comparso un video manipolato, presentato come prova che la giornalista Léa Salamé, compagna di Glucksmann, avrebbe tentato di corrompere alcuni media francesi per migliorare l’immagine del suo compagno in vista del voto. Secondo quanto accertato dalle autorità francesi, gli autori della campagna hanno utilizzato documenti falsificati, si sono spacciati per giornalisti reali e riconosciuti, e hanno impiegato anche strumenti di intelligenza artificiale per rendere il materiale più credibile.
Glucksmann ha confermato pubblicamente la vicenda, dichiarando che “i servizi di sicurezza russi hanno avviato operazioni per destabilizzare la campagna elettorale del 2027”. Secondo l’eurodeputato, l’obiettivo di queste campagne è “far diventare virale una menzogna completa” per colpire le figure considerate ostili al regime russo.
Non si tratta di un episodio isolato, ma di uno schema ricorrente: la stessa rete aveva già preso di mira l’ex primo ministro centrista Édouard Philippe con false notizie sul suo stato di salute, ed è sospettata anche di una campagna che collegava falsamente il presidente Emmanuel Macron al condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.
Clonare i media come nuova tattica
Il caso Glucksmann illustra bene come si stiano evolvendo i metodi delle operazioni di intelligence russe. Invece di diffondere propaganda direttamente su canali marginali, la rete costruisce copie di testate europee affidabili — nel caso dell’attacco a Macron si trattava del quotidiano France-Soir, in quello di Glucksmann del sito Blast. L’obiettivo non è solo screditare una singola persona, ma anche erodere la fiducia del pubblico nei media indipendenti in quanto tali: se il lettore non riesce più a distinguere con certezza un sito autentico da uno falsificato, finisce per dubitare dell’attendibilità dell’informazione in generale.
Questo approccio si inserisce in uno schema di lungo periodo di operazioni russe contro la Francia. Secondo osservatori francesi e internazionali, Mosca sarebbe stata più volte sospettata di tentare di influenzare i processi elettorali del Paese: dalla fuga di email hackerate della campagna di Macron prima del voto del 2017, alle accuse di operazioni di influenza durante le elezioni legislative anticipate del 2024, fino all’allarme lanciato da Reporter senza frontiere (RSF), che in vista delle elezioni comunali di marzo 2026 ha segnalato decine di siti di disinformazione in lingua francese che imitano lo stile dei media regionali e nazionali diffondendo narrazioni vicine al Cremlino.
Le Pen e l’ombra di Mosca
Il contesto rende la vicenda ancora più delicata, dato che secondo i sondaggi la favorita per le prossime presidenziali resta Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement National, alla sua quarta candidatura all’Eliseo. Il suo partito ha legami con Mosca documentati da anni: il più noto è un prestito ricevuto da una banca legata al Cremlino, utilizzato dall’estrema destra francese nel decennio scorso per finanziare la propria campagna elettorale.
Sul piano ufficiale, negli ultimi anni il Rassemblement National ha cercato di prendere le distanze dalla fama di forza politica vicina a Mosca. Le Pen e i vertici del partito condannano pubblicamente l’aggressione russa contro l’Ucraina e respingono l’etichetta di “burattino del Cremlino”. Diversi analisti della sicurezza e osservatori critici fanno però notare che i voti del partito al Parlamento europeo e la sua retorica di lungo periodo sulle sanzioni contro Mosca restano attraversati da contraddizioni — e che la destabilizzazione dei suoi principali avversari politici, a opera di reti collegate all’intelligence russa, finisce oggettivamente per favorire proprio lo schieramento che il Cremlino considera da tempo l’opzione più gradita nella politica francese.
Perché la vicenda riguarda anche l’Italia
La Francia non è l’unico bersaglio. Operazioni analoghe — cloni di siti di informazione, contenuti generati con l’intelligenza artificiale, campagne mirate in prossimità di appuntamenti elettorali — vengono segnalate ripetutamente dalle agenzie di sicurezza francesi ed europee in tutta l’Unione, compresa l’Europa centro-meridionale. Il caso italiano non è estraneo a questa dinamica: negli scorsi mesi le autorità italiane hanno arrestato ex funzionari dei servizi di intelligence sospettati di spionaggio per conto di Mosca, un episodio che si inserisce nello stesso quadro di attività di influenza russa nei Paesi dell’Unione europea. Il caso Glucksmann rappresenta quindi anche un campanello d’allarme per l’Italia: le tecniche testate in Francia possono ripresentarsi, in forma adattata, in qualsiasi altra campagna elettorale europea, comprese quelle italiane. Riconoscere per tempo la differenza tra informazione autentica e sua imitazione perfetta dipende dalla capacità congiunta di servizi di sicurezza, giornalisti e opinione pubblica.
Le autorità francesi non hanno per ora commentato ufficialmente l’operazione contro Glucksmann, se non per confermare che le indagini sono in corso e che il sito falsificato è stato rimosso dopo una segnalazione da parte del reale gestore di Blast. La parte russa continua a respingere come infondate le accuse di ingerenza elettorale.
Autore: Marco Bianchi