La guerra pesa, calano le stime sul PIL. Italia ultima nel G20

Shock energetico e previsioni di crescita al ribasso: +0,4% per l’Italia. Francia e Germania a +0,8% – vola la Spagna a +2,1%. Sale l’inflazione


Complice la guerra all’Iran, l’economia mondiale rallenta – ma quella italiana fa peggio delle altre e le prospettive per i prossimi mesi si fanno più incerte. 

L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, ritocca verso il basso le stime di crescita del nostro prodotto interno lordo. Secondo l’ultimo rapporto, l’Italia crescerà solo dello 0,4% nel 2026, con un taglio di 0,2 punti rispetto a quanto previsto a dicembre. 
Le cose non sembrano destinate a migliorare molto nel 2027, quando la crescita dovrebbe attestarsi allo 0,6%, anche in questo caso con una sforbiciata dello 0,1% rispetto alle stime precedenti.

L’Eurozona dovrebbe crescere dello 0,8% quest’anno, per poi risalire all’1,2% nel 2027, un risultato spinto in parte dall’aumento delle spese per la Difesa. A livello mondiale, la crescita rallenterà al 2,9% nel 2026

A livello europeo, l’Ocse salva la Spagna. Secondo le nuove stime, il PIL spagnolo crescerà del 2,1% nel 2026, solo un decimo in meno rispetto alle previsioni di dicembre. Madrid si conferma fra le economie più dinamiche del G20, seconda solo all’Australia.

A pesare sono le tensioni internazionali e in particolare l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran
La guerra ha provocato la paralisi dei trasporti nello stretto di Hormuz e una fiammata dei prezzi dell’energia, con il greggio e il gas naturale liquefatto che costano sempre di più. L’impatto si fa sentire direttamente sulle tasche delle famiglie e sui bilanci delle imprese. Non è un caso che l’Ocse abbia rivisto al rialzo anche i dati sull’inflazione: per il 2026 si prevede un aumento dei prezzi del 2,7%, cioè 0,7 punti in più rispetto alle stime di fine anno scorso.
 Il mondo va male, l’Italia va peggio

 

La situazione italiana si inserisce in un contesto europeo e globale complicato, ma le debolezze strutturali della nostra economia ci presentano ora il conto. L’Italia è tra le economie più esposte allo shock energetico, per la dipendenza da importazioni di gas e petrolio, per il peso dell’energia su famiglie e imprese industriali, più in generale per un modello economico fragile, poco innovativo, poco competitivo e poco interconnesso, appesantito dalla scarsa efficienza dell’apparato statale e da un altissimo debito pubblico.

L’economista dell’Ocse Asa Johansson spiega che l’unico vero paracadute per l’Italia resta il Pnrrsenza il quale i numeri sarebbero ancora più preoccupanti.

Le preoccupazioni dell’organizzazione di Parigi sulla situazione italiana trovano conferma nei dati diffusi dall’Istat sulla fiducia di chi compra e di chi produce. A marzo 2026, l’indice della fiducia dei consumatori è crollato, passando da 97,4 a 92,6. La gente ha meno speranza nel futuro economico del Paese e sente il peso della situazione attuale. Anche le imprese mostrano segnali di stanchezza, pur con un calo più contenuto rispetto a quello dei cittadini.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il Partito democratico, attraverso Maria Cecilia Guerra e Francesco Boccia, attacca il governo Meloni. Secondo l’opposizione, l’esecutivo ignora i ritardi del Paese, limitandosi a interventi temporanei e poco efficaci come quelli sulle bollette e sui carburanti. Il Pd chiede che la premier e il ministro dell’Economia riferiscano in Parlamento per spiegare come intendano rilanciare gli investimenti e difendere il potere d’acquisto dei cittadini.

Il rischio e le contromisure: energie rinnovabili ed efficienza

In questo scenario, l’Ocse invita le banche centrali a non abbassare la guardia.
La presidente della Bce Christine Lagarde avverte che lo shock energetico causato dalla guerra all’Iran potrebbe essere molto più pesante di quanto percepito finora. Il rischio è che i mercati siano troppo ottimisti e che il ritorno alla “normalità” richieda molto tempo.

Il suggerimento che arriva da Parigi è chiaro: bisogna puntare con decisione sulle energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica per essere meno esposti alle crisi geopolitiche e alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili.

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