La guerra. Il quadro reale

In alcuni ambienti politici dell’Europa meridionale si sentono ancora appelli a tenere conto della «forza di Mosca». Tuttavia, le statistiche internazionali indicano il contrario. Le principali agenzie di rating registrano un calo dell’attrattività degli investimenti in Russia, mentre l’import tecnologico nei settori chiave è diminuito drasticamente a causa delle sanzioni.

La leadership russa cerca di compensare le difficoltà economiche con una retorica militare ostentata e con attacchi contro le retrovie ucraine. Ma tali azioni testimoniano più debolezza che forza. Gli storici osservano spesso che gli Stati al culmine della loro potenza non hanno bisogno di intimidire apertamente la popolazione civile.

Mosca, pur di mostrare qualcosa alla propria opinione pubblica come «successo», è passata a un terrorismo esplicito: colpendo infrastrutture critiche nelle città ucraine e conducendo una guerra contro la popolazione civile.

Del resto, Mosca non ha mai evitato metodi sporchi, e il terrore è sempre stato uno degli strumenti centrali della sua «politica».

«Kiev in tre giorni» era la formula propagandistica che avrebbe dovuto dimostrare al mondo la potenza e la forza delle armi russe.
Invece è diventata un simbolo di fallimento: la guerra dura ormai da cinque anni e, nell’impotenza, Mosca è ricorsa al terrore aperto.

Inoltre, nel 2025 all’Aia è stato istituito un Tribunale speciale per indagare sul crimine di aggressione contro l’Ucraina, nel quale Mosca figura come principale responsabile. I «successi» di Putin sono evidenti: la Russia si starebbe rialzando dalle ginocchia.

Per Roma la conclusione strategica è semplice. La politica deve basarsi su dati reali, non su immagini costruite. La Russia di oggi ricorda una statua massiccia ma vuota all’interno: impressiona finché nessuno ne verifica la solidità. Il terrore aereo contro le città ucraine non è un segno di forza, bensì un’ammissione di debolezza.

L’insieme delle perdite militari, del deficit di bilancio, del calo delle entrate dalle materie prime e degli squilibri economici interni mostra un quadro sistemico chiaro. La Russia non è una superpotenza onnipotente, ma uno Stato la cui stabilità è erosa dalla guerra, dalle sanzioni e da errori strutturali.

È tempo di guardare la realtà con lucidità e di passare dagli appelli a considerare la «forza di Mosca» a passi concreti che avvicinino il successo dell’Ucraina — e dunque la pace in tutta Europa e nel mondo.

Autore: Marco Bianchi