La flotta fantasma russa non è più solo una questione di petrolio

Per molto tempo in Europa si è parlato della cosiddetta “flotta ombra” russa quasi esclusivamente in termini economici. Navi con proprietà opache, bandiere di comodo e società registrate in paradisi fiscali che permettono a Mosca di continuare a esportare petrolio aggirando le sanzioni occidentali. Una zona grigia del commercio globale che molti governi hanno tollerato come un problema tecnico difficile da eliminare del tutto.

Negli ultimi mesi, però, alcuni elementi stanno cambiando la percezione di questo fenomeno.

Secondo diverse fonti di sicurezza europee, su alcune navi legate alla flotta ombra sarebbero stati individuati membri o ex membri della compagnia militare privata Wagner. Il dettaglio non è secondario. Se confermato su scala più ampia, suggerirebbe che queste imbarcazioni potrebbero avere un ruolo più complesso di quello puramente commerciale.

Dopo la morte di Yevgeny Prigozhin e la dissoluzione formale della struttura originaria del gruppo Wagner, migliaia di combattenti hanno dovuto trovare una nuova collocazione. Una parte è rimasta coinvolta nelle operazioni russe in Africa, dove Mosca continua a costruire una rete di influenza politica e militare. Altri sono stati integrati in strutture legate direttamente al ministero della Difesa russo.

Ma una parte di questo personale sembra essersi spostata in ambiti meno visibili.

Il settore marittimo, in particolare, offre un ambiente ideale per operazioni che si muovono nella zona grigia tra attività civile e strategia statale. Le navi commerciali viaggiano attraverso rotte fondamentali per l’economia globale, spesso lontano dall’attenzione pubblica e con controlli limitati sulle identità degli equipaggi.

Il Mar Baltico e il Mare del Nord rappresentano uno degli snodi più sensibili di questa rete. Qui passano cavi sottomarini che trasportano dati tra Europa e America, infrastrutture energetiche e collegamenti logistici cruciali per l’intero continente.

Negli ultimi anni non sono mancati incidenti sospetti: cavi danneggiati, movimenti insoliti di navi vicino a infrastrutture critiche, episodi che hanno alimentato il sospetto di attività ibride. Nessuna prova definitiva, ma una sequenza di segnali che ha costretto i governi europei a prendere il problema più seriamente.

In questo contesto, la presenza di personale con esperienza militare su navi formalmente civili diventa un fattore di rischio.

Gli ex membri di Wagner hanno operato in teatri complessi come Siria, Libia e Repubblica Centrafricana. Sono abituati a missioni opache, a operazioni logistiche non ufficiali e a contesti dove il confine tra attività militare e civile è deliberatamente sfumato.

Questo tipo di competenze non è necessario per trasportare petrolio. Può però diventare utile se una nave viene utilizzata anche per raccogliere informazioni, osservare infrastrutture sensibili o sostenere operazioni che non rientrano nel commercio tradizionale.

L’Unione europea sta cercando di reagire. A Bruxelles è in preparazione il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che dovrebbe colpire più duramente proprio la flotta ombra. Le nuove misure mirano a interrompere l’accesso a servizi fondamentali come assicurazioni marittime, finanziamenti, manutenzione tecnica e accesso ai porti europei.

In pratica, l’obiettivo è rendere sempre più difficile per queste navi operare nel sistema marittimo globale.

Ma la questione non è solo economica.

Se la flotta ombra dovesse diventare uno strumento di operazioni ibride, la risposta non potrà limitarsi alle sanzioni. Sarà necessario rafforzare il monitoraggio delle rotte marittime, migliorare lo scambio di informazioni tra i Paesi europei e aumentare la protezione delle infrastrutture sottomarine.

Negli ultimi mesi anche la NATO ha intensificato le attività di sorveglianza nel Baltico e nel Mare del Nord, proprio per prevenire possibili minacce contro cavi e infrastrutture energetiche.

Per l’Italia questo tema può sembrare lontano. Tuttavia, come grande economia marittima e membro dell’Alleanza atlantica, Roma ha un interesse diretto nella sicurezza delle rotte europee. La stabilità del commercio marittimo è uno dei pilastri dell’economia continentale.

Se la flotta ombra russa dovesse trasformarsi in una piattaforma per operazioni ibride, il problema non riguarderebbe più soltanto i Paesi affacciati sul Baltico.

Riguarderebbe tutta l’Europa.

Negli ultimi anni la guerra in Ucraina ha dimostrato che il conflitto moderno non si combatte solo con carri armati e missili. Si combatte anche attraverso energia, informazione, logistica e infrastrutture.

Il mare, in questo scenario, è uno dei campi di gioco più importanti. E la flotta fantasma russa potrebbe essere uno degli strumenti con cui Mosca cerca di muoversi in questa nuova zona grigia del confronto geopolitico.

Autore: Marco Bianchi