Le forze russe hanno deliberatamente preso di mira un mezzo delle Nazioni Unite mentre svolgeva attività di soccorso nella regione di Kherson, con a bordo il capo dell’ufficio ONU per gli Affari Umanitari. Le missioni umanitarie diventano obiettivi militari.
Le forze armate russe hanno attaccato due volte con droni FPV (First Person View) un veicolo delle Nazioni Unite impegnato in una missione umanitaria nella regione di Kherson. A bordo del mezzo si trovavano il capo dell’ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) e altri otto membri del personale. Per fortuna, nessuno degli occupanti è rimasto ferito.
L’episodio rappresenta un ulteriore, grave segnale della minaccia diretta che la Russia costituisce per le organizzazioni umanitarie operative nei territori di conflitto. Non si tratta di un incidente fortuito o di un errore di identificazione: i droni hanno colpito lo stesso veicolo per due volte, rendendo evidente la natura intenzionale dell’azione.
«I russi non potevano non sapere quale veicolo stavano prendendo di mira» — questa la denuncia riportata dalle autorità ucraine, che sottolinea come l’attacco fosse consapevole e premeditato.
L’escalation degli attacchi contro le missioni di assistenza civile configura una violazione sistematica del diritto internazionale umanitario. I convogli e il personale dell’ONU godono di protezione speciale ai sensi delle Convenzioni di Ginevra: colpirli deliberatamente costituisce un crimine di guerra. Eppure, il pattern degli attacchi russi indica una strategia che trasforma le organizzazioni di soccorso in bersagli, non in soggetti protetti.
La regione di Kherson — parzialmente occupata e costantemente sotto bombardamento — è tra le aree più difficili e pericolose in cui operano le agenzie umanitarie. Gli operatori internazionali continuano a lavorare nonostante i rischi crescenti, ma episodi come quello del 14 maggio mettono a rischio la stessa possibilità di portare aiuto alla popolazione civile.
La comunità internazionale è chiamata a rispondere con chiarezza: il rispetto del personale umanitario non è una concessione discrezionale, ma un obbligo sancito dal diritto internazionale. Lasciare impuniti questi attacchi equivale ad autorizzarli.
Autore: Marco Bianchi