La presidente della Commissione Ue ha illustrato le opzioni allo studio per mitigare l’impatto dei prezzi dell’energia
La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen si è presentata al Parlamento europeo, a Strasburgo, per dare conto delle discussioni in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo. Prima di dedicare il suo intervento all’effetto economico della guerra all’Iran condotta da Usa e Israele ha ricapitolato la sua posizione generale senza neppure citare, appunto, né Usa né Israele. Fin dalle prime battute ha parlato soltanto della responsabilità del regime iraniano e dell’Ayatollah Khamenei, che “ha governato attraverso la repressione, la violenza e la paura… e ha sponsorizzato il terrorismo in tutta la regione e persino sul suolo europeo”.
Per questo “non si dovrebbero versare lacrime per un regime del genere e molti iraniani hanno celebrato la caduta di Khamenei. Sperano che questo momento possa aprire la strada verso un Iran libero. Questo è ciò che il popolo iraniano merita: libertà, dignità e il diritto di decidere del proprio futuro”. Viene confermata, dunque, la sua propensione a sostenere il cambio di regime, strategia sulla quale dissente il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che proprio in risposta alle posizioni espresse anche ieri da von der Leyen, ha ricordato che la libertà non si conquista con i bombardamenti.
La questione energetica
“Le perturbazioni nel Golfo si ripercuotono rapidamente sui prezzi ovunque. Stiamo già assistendo a picchi di prezzo. Per questo motivo, ieri si sono incontrati i Ministri dell’Energia del G7, a cui è seguita una videochiamata dei leader del G7. Ma, indipendentemente dalle nostre misure, finché importiamo una quota significativa di combustibili fossili da regioni instabili, siamo vulnerabili e dipendenti. E questa energia ha sempre un costo”. Così ancora von der Leyen intervenendo in seduta plenaria a Strasburgo.
“Solo per fare un esempio: dall’inizio del conflitto, i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. – ha proseguito – Traducendo questo dato in euro, 10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”.
“Sul costo dell’energia e sul design del mercato. Nel complesso, l’attuale struttura del mercato ha funzionato e gode di un sostegno generale. Tuttavia, è fondamentale ridurre l’impatto sui costi quando è il gas a determinare il prezzo dell’elettricità'”. Ha spiegato la presidente von der Leyen.
“Stiamo preparando diverse opzioni: un uso migliore dei Power Purchase Agreements (Ppa) e dei contratti per differenza; misure di aiuti di Stato; l’esplorazione di possibili sussidi o di un tetto al prezzo del gas”, ha aggiunto.
Fonti di energia prodotte in casa e strategia a lungo termine
“Abbiamo fonti di energia prodotte in casa – rinnovabili e nucleare. I loro prezzi sono rimasti gli stessi negli ultimi dieci giorni. Eppure, nella crisi attuale, alcuni sostengono che dovremmo abbandonare la nostra strategia di lungo periodo e perfino tornare ai combustibili fossili russi. Sarebbe un errore strategico. Ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli”. Ha proseguito von der Leyen.
“Dobbiamo quindi mantenere la rotta sulla nostra strategia di lungo periodo. Possiamo certamente essere più pragmatici e più intelligenti nella sua attuazione, ma la direzione di marcia è quella giusta”, ha aggiunto.
“Un errore strategico tornare ai combustibili fossili russi”
“Nell’attuale crisi alcuni sostengono che dovremmo abbandonare la nostra strategia a lungo termine e persino tornare ai combustibili fossili russi. Questo sarebbe un errore strategico. Ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli”. Così ancora Von der Leyen dopo che gli Usa hanno dato il via libera all’alleggerimento temporaneo delle sanzioni sul petrolio russo a beneficio dell’India e il segretario al Tesoro Bessent ha ventilato la prospettiva di riconsiderare le misure sanzionatorie sul petrolio russo. In Italia la Lega, partito di governo, preme per riprendere le importazioni dalla Russia.
