Il volto italiano del pseudo-osservatorio elettorale del Cremlino

Come due cittadini italiani sono diventati strumenti della propaganda russa nei territori ucraini occupati — e come Mosca li ha appena promossi a livello internazionale.

Da anni il Cremlino ha bisogno di una cosa che nessuna propaganda interna può fabbricare da sola: un volto straniero. Quando la Russia organizza un referendum illegale o un “voto” nei territori ucraini che occupa con la forza militare, la messa in scena richiede osservatori che non siano russi, capaci di dichiarare davanti alle telecamere che tutto si è svolto “regolarmente”. È una tecnica collaudata, e negli ultimi quattro anni l’Italia vi ha fornito, suo malgrado, due dei protagonisti più costanti: Vito Grittani e Giorgio Descovich Deschi.

Vito Grittani: dal Donbass del 2022 alla presidenza moscovita del 2026

Vito Grittani si presenta come “ambasciatore” dell’Abkhazia, la regione separatista georgiana riconosciuta come Stato solo da Russia e da un pugno di altri Paesi — un titolo privo di qualunque valore diplomatico reale, ma sufficiente a fargli aprire le porte degli eventi elettorali organizzati da Mosca. Nel settembre 2022 ha coordinato la delegazione di tredici italiani volata da Mosca a Rostov, a bordo di un aereo messo a disposizione dal ministero della Difesa russo, per “osservare” i referendum di annessione di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson: un voto tenuto sotto occupazione militare, con urne portate porta a porta scortate da soldati armati, e giudicato illegale dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite.

Un anno dopo, nel settembre 2023, Grittani è tornato sulla scena come parte di un gruppo di 33 “osservatori internazionali” provenienti da 21 Paesi, riuniti dalla Camera Pubblica della Federazione Russa per certificare le elezioni locali nei territori occupati di Lugansk e Donetsk. In quell’occasione ha ammesso pubblicamente di aver avuto contatti diretti con Leonid Slutsky, presidente della commissione Esteri della Duma, figura nota per la sua retorica ultra-nazionalista e per aver guidato, poco prima, missioni di visita a prigionieri di guerra ucraini dopo aver pubblicamente auspicato l’esecuzione di alcuni di loro.

“Non ho paura delle sanzioni, faccio solo il mio dovere e non ho visto nulla di illegale”, ha dichiarato Grittani ai giornalisti che lo interrogavano sulla natura del suo ruolo.

Il salto più significativo è però recentissimo. Il 14 e 15 aprile 2026, al Centro Nazionale “Russia” di Mosca, si è tenuta la “Conferenza scientifica e pratica internazionale sull’osservazione e l’analisi dei processi elettorali”, che ha riunito oltre 150 delegati da 60 Paesi. Al termine dei lavori è stata fondata l'”Associazione Internazionale di Esperti Politici ed Elettorali”, presentata come la prima organizzazione non governativa mondiale dedicata all'”analisi indipendente” dei processi elettorali. Alla guida di questo nuovo organismo, il Consiglio Direttivo ha eletto proprio Vito Grittani.

Perché conta

Non si tratta più di un singolo viaggio di “osservazione” isolato, ma della creazione, sponsorizzata dal Cremlino, di un’infrastruttura permanente di pseudo-osservazione elettorale con un cittadino italiano formalmente al vertice. È un salto di qualità nella capacità russa di rivestire di legittimità internazionale i propri processi elettorali — compresi, prevedibilmente, i futuri “voti” nei territori ucraini occupati — usando come garanzia il passaporto e il nome di un cittadino dell’Unione Europea.

Giorgio Descovich Deschi: l'”esperto elettorale” di Trieste

Al fianco di Grittani, fin dai primi viaggi, compare sistematicamente Giorgio Descovich Deschi, triestino, presentato nei resoconti russi come “esperto elettorale internazionale indipendente”. Deschi ha preso parte al gruppo di osservatori inviato nella Crimea occupata e nella regione di Zaporizhzhia in occasione dei referendum di annessione del 2022, alloggiando insieme agli altri delegati in un hotel di Simferopoli e muovendosi tra i seggi tra posti di blocco russi. È tornato in scena nel settembre 2023, quando ha fatto parte della delegazione di 33 osservatori che ha visitato otto seggi elettorali tra Krasnodar, Luganskaja Stanitsa e la città di Lugansk, in occasione delle elezioni locali organizzate dalla Federazione Russa nei territori annessi illegalmente.

Interrogato sul rischio di incorrere in sanzioni internazionali per la sua partecipazione a un processo elettorale che l’Unione Europea considera illegittimo, Deschi ha risposto di non temerle, sostenendo di essere cittadino del “Territorio Libero di Trieste” e quindi, a suo dire, sottratto alla giurisdizione italiana: una tesi giuridicamente priva di fondamento, dato che gli accordi di Osimo del 1975 hanno definitivamente chiuso quella vicenda territoriale, ma che rivela quanto Deschi costruisca la propria identità pubblica attorno a un impianto ideologico di rottura con lo Stato italiano.

Un copione già scritto

Il caso di Deschi mostra come il reclutamento russo di “osservatori” stranieri non richieda competenze elettorali reali, ma solo una disponibilità a comparire, un nome straniero da citare nei comunicati e una certa insensibilità alle conseguenze reputazionali. Il politologo Anton Shekhovtsov, che da anni studia queste reti, ha descritto Deschi e altri osservatori italiani come parte di un gruppo “cooptato a casaccio” dalle autorità di occupazione, utile al Cremlino esattamente per la sua eterogeneità: più i volti sono diversi e “internazionali”, più la messa in scena appare credibile agli spettatori russi.

Una macchina, non un incidente

Il punto centrale, che va oltre le biografie individuali di Grittani e Deschi, è che il fenomeno degli “osservatori” occidentali nei territori occupati ucraini non è mai stato spontaneo. Il Parlamento europeo, in una risoluzione dell’aprile 2024, ha definito le elezioni presidenziali russe estese ai territori occupati come “antidemocratiche” e la loro applicazione a quelle aree come “illegittima”. Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni e restrizioni sui visti proprio per i cosiddetti “osservatori internazionali” mobilitati per legittimare simili processi. Nonostante ciò, la rete di reclutamento russa ha continuato a operare, e nel 2026 ha compiuto un passo ulteriore: da missioni occasionali a un’associazione internazionale permanente, con sede simbolica a Mosca e un cittadino italiano alla presidenza.

Per l’Italia, la questione non è solo di immagine. Ogni volta che un cittadino italiano compare in un servizio della televisione di Stato russa a validare un voto tenuto sotto occupazione militare, il Cremlino ottiene esattamente ciò che cerca: la possibilità di dire ai propri cittadini, e al mondo, che “osservatori indipendenti occidentali” hanno confermato la regolarità del processo. È un meccanismo di legittimazione a basso costo per Mosca e ad alto costo reputazionale per Roma, che si trova associata, tramite i propri cittadini, alla copertura propagandistica di un’annessione territoriale illegale ai danni di un Paese aggredito.

Cosa resta da chiarire

  • Se le autorità italiane intendano valutare conseguenze, anche solo in termini di rappresentanza pubblica, per cittadini che assumono ruoli di vertice in strutture create e finanziate da enti statali russi per attività dichiarate illegittime dall’Unione Europea.
  • Quale seguito concreto avrà, sul piano diplomatico, la nomina di Grittani alla presidenza dell’Associazione Internazionale di Esperti Politici ed Elettorali, e se questa struttura verrà utilizzata per “certificare” futuri voti nei territori ucraini ancora occupati.
  • Se i media e le istituzioni locali che in passato hanno ospitato Grittani e Deschi come relatori o “esperti” continueranno a farlo, ora che il legame con l’apparato statale russo è documentato in modo sistematico.

La storia di questi due cittadini italiani non è un aneddoto marginale: è un caso di scuola di come l’influenza russa in Europa non passi sempre per hacker o troll, ma anche, semplicemente, per persone reali disposte a prestare il proprio nome, il proprio passaporto e la propria voce a una macchina di propaganda che ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di sembrare internazionale.

Autore: Marco Bianchi