Il Tar respinge il ricorso sul referendum, si vota il 22 e 23 marzo. Scontro sul voto dei fuori sede

Bocciato il ricorso del comitato per il NO. La maggioranza respinge la proposta di consentire a lavoratori e studenti fuorisede di votare fuori dal comune di residenza, le opposizioni: “Hanno paura”
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso dei promotori, il cosiddetto “Comitato dei 15”, contro il decreto del governo che stabilisce la data del referendum sulla riforma della Giustizia.

Secondo i giudici amministrativi, la procedura referendaria era già stata attivata legittimamente da uno dei soggetti previsti dall’articolo 138 della Costituzione, nello specifico i parlamentari. Una volta che l’Ufficio centrale della Cassazione verifica la legittimità di tale richiesta, il governo ha l’obbligo di indire le votazioni senza indugi.

I ricorrenti chiedevano di sospendere o spostare le date del 22 e 23 marzo in attesa del completamento e della verifica delle 500.000 firme depositate a favore del NO, ma il Tar ha stabilito che non è possibile bloccare un decreto di indizione basandosi su un evento futuro e incerto, come la potenziale ammissione di un secondo quesito. Secondo i magistrati, non sussiste alcuna ragione giuridica per cui l’Esecutivo debba differire il voto solo perché un altro soggetto sta cercando di promuovere lo stesso referendum o uno analogo. Per il Tar, dunque, la macchina democratica, una volta messa in moto da un soggetto legittimato, non può essere fermata o rallentata da chi interviene successivamente, indipendentemente dal numero di firme raccolte.Il commento dei promotori arriva a stretto giro dal portavoce Carlo Guglielmi: “Abbiamo presentato ricorso al Tar il 13 gennaio. A quella data avevamo raccolto circa la metà delle firme e il pericolo che rappresentavamo chiedendo la sospensiva era che i cittadini, a fronte di un referendum già fissato, smettessero di firmare. La nostra vittoria è stata che le persone, invece, hanno capito; il numero delle firme giornaliere da allora in poi è più che raddoppiato, portandoci a raggiungere la soglia delle 500.000 con dieci giorni di anticipo”. 

Esulta invece il centrodestra, a cominciare dal Guardasigilli Carlo Nordio: “La motivazione è di una chiarezza adamantina: trattandosi di un referendum confermativo, una volta che si sia determinata una condizione per il suo svolgimento, in questo caso la richiesta parlamentare, le altre, come le cinquecentomila firme, sono inammissibili perché superflue, come avevamo detto sin dall’inizio. Si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l’unico”. 

Dal Comitato ‘Giusto dire No’, il presidente Enrico Grosso assicura: “La nostra campagna d’informazione continua, forte dell’interesse crescente che nelle ultime settimane hanno mostrato i cittadini”.A far alzare i toni delle opposizioni è ora la bocciatura degli emendamenti che chiedevano il voto dei fuorisede, su cui la stessa Elly Schlein aveva chiesto alla premier Giorgia Meloni un ripensamento: “Siamo in un Paese che ha visto l’astensionismo andare oltre il 50%, ci eravamo illusi che fosse un problema sentito da tutte le forze politiche”. 

Gli emendamenti bocciati, a firma Più Europa, Pd, M5S, Avs, Azione e Iv, puntavano a consentire a lavoratori e studenti fuorisede di votare al referendum anche fuori dal comune di residenza. Il parere del governo è stato da subito contrario perché, secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, ci sarebbero “problemi tecnici dovuti ai tempi”. 

“Temo che l’unica vera ragione sia il fatto che questo è un referendum confermativo senza quorum”, è il commento della deputata dem Marianna Madia, prima firmataria dell’emendamento Pd. Per Vittoria Baldino (M5S), la maggioranza “non vuole permettere ai cittadini fuorisede di votare al referendum e si nasconde dietro presunte esigenze tecniche, ma dovrebbe assumersi la responsabilità di dire che questa è una scelta politica”, mentre secondo il segretario di Più Europa Riccardo Magi “la scelta è uno schiaffo a quei milioni di italiani che lavorano e studiano fuori”. Filiberto Zaratti di AVS: “La verità è che hanno paura del voto”.

rainews.it

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