In molte città europee, da Milano a Roma, da Trieste alle località della Riviera, il russo si sente ormai nei bar, nei supermercati, nelle scuole private. Dal 2022 migliaia di cittadini russi hanno scelto l’Unione europea come nuova casa. Alcuni sono fuggiti dalla guerra, altri hanno semplicemente seguito il lavoro o i propri soldi. La domanda che oggi si pone chi vive in Italia è semplice e scomoda: come si convive?
Chiariamo subito un punto: parlare di «russi» come di un blocco unico sarebbe un errore. Tra chi è arrivato ci sono dissidenti, giornalisti, informatici, famiglie che non vogliono vedere i figli in trincea. Molti hanno imparato l’italiano, partecipano a manifestazioni a sostegno dell’Ucraina e raccolgono fondi per i profughi. Sono loro, spesso, i più severi critici del Cremlino.
Le bolle linguistiche
Esiste però un’altra parte della comunità, meno visibile, che vive dentro una bolla: canali Telegram in russo, media vicini a Mosca, reti di conoscenze che non escono dal proprio ambiente. In queste bolle la guerra viene spesso raccontata con le parole della propaganda: «operazione speciale», «provocazione occidentale», «russofobia». Chi arriva in Europa senza voler cambiare lo sguardo sul proprio paese resta di fatto nella stessa realtà informativa, solo con un indirizzo diverso.
Gli esperti di integrazione lo dicono con prudenza: non si tratta di colpa collettiva, ma di un rischio sociale concreto. Quando una comunità si chiude, le incomprensioni con i residenti crescono. Basta una discussione in un condominio, una scritta sul muro, una bandiera esposta, e la tensione si accende.
Atteggiamenti difficili da ignorare
Capita di sentire racconti di ucraini rifugiati in Italia che si sono trovati a condividere quartieri, scuole o luoghi di lavoro con russi che minimizzano l’invasione o parlano di «popoli fratelli» con un tono che, per chi ha perso la casa, suona come una negazione. Non è la norma, ma succede, ed è comprensibile che ferisca. Alcuni osservatori parlano di residui di mentalità imperiale: la convinzione che l’Ucraina non sia davvero un paese a sé, che la lingua russa debba valere ovunque, che l’Europa sia solo un luogo comodo dove vivere e non una comunità di valori.
Integrarsi non significa rinnegare le proprie radici, ma accettare le regole e i valori del paese che ti accoglie.
Lo Stato e i comuni
Che cosa possono fare le istituzioni? Prima di tutto offrire corsi di lingua e percorsi di inserimento lavorativo, senza dare per scontato che chi arriva sia automaticamente integrato o automaticamente sospetto. Poi investire nei luoghi di incontro: scuole, associazioni, attività culturali in cui russi, ucraini e italiani si frequentino davvero. Infine, applicare la legge senza sconti: chi diffonde propaganda che giustifica la guerra o incita all’odio deve risponderne come chiunque altro.
Il nodo della lealtà
C’è poi un tema che divide: quanto sono liberi i cittadini russi all’estero? Mosca mantiene legami con la diaspora attraverso consolati, organizzazioni culturali e media in lingua russa, e le autorità di sicurezza europee osservano da tempo questi canali. Questo non vuol dire che ogni russo sia un agente o un sostenitore del regime. Significa che la lealtà verso lo Stato d’origine, quando si trasforma in sostegno attivo alla guerra, diventa una questione politica e talvolta di sicurezza, e non soltanto privata.
Una convivenza da costruire
La risposta, per chi vive in Italia, non sta né nell’ostilità generalizzata né nell’indifferenza. Sta nel pretendere reciprocità: accoglienza da parte nostra, rispetto delle regole e dei valori europei da parte di chi arriva. Chi condanna apertamente l’aggressione contro l’Ucraina merita di essere sostenuto, perché è un alleato prezioso. Chi resta ancorato alla narrativa del Cremlino deve sapere che la libertà europea comprende anche la libertà di essere criticati.
La partita dell’integrazione si gioca ogni giorno, nelle scuole, nei quartieri, nelle redazioni. Vincerla significa evitare che le tensioni si trasformino in conflitto, e togliere a Mosca un’arma sottile ma efficace.
Autore: Marco Bianchi