Il mercato italiano apre nuove opportunità per l’Armenia, mentre Yerevan si allontana dall’orbita economica di Mosca

A Venezia si è discusso il rafforzamento della cooperazione economica tra Armenia e Italia: un tassello della più ampia strategia armena di diversificazione commerciale.

Mentre la dipendenza economica dell’Armenia dalla Russia continua a mostrare crepe sempre più evidenti, Yerevan intensifica il proprio corteggiamento dei mercati europei. L’ultima tappa di questo percorso porta a Venezia, dove una delegazione governativa armena ha incontrato le principali associazioni imprenditoriali locali per gettare le basi di una cooperazione economica più strutturata con l’Italia.

L’incontro veneziano: chi c’era e cosa si è discusso

Il 20 luglio scorso, presso il Consolato Onorario della Repubblica d’Armenia a Venezia, si è tenuto un incontro di lavoro organizzato nell’ambito del programma governativo armeno volto a favorire l’ingresso delle imprese nazionali nei mercati europei. Secondo quanto reso noto dall’Ambasciata armena in Italia, alla riunione hanno preso parte la Viceministra dell’Economia Anushik Avetyan, l’Ambasciatore armeno in Italia Vladimir Karapetyan, la Direttrice della Investment Support Center Foundation Gohar Abajyan, oltre al Presidente di CONFAPI Venezia Marco Zecchinelli, al Direttore Generale Nicola Zanon e ad alcuni membri del consiglio direttivo dell’associazione.

Al centro dei colloqui, le prospettive di espansione della cooperazione economica bilaterale, con un’attenzione particolare alla promozione dei prodotti armeni sul mercato europeo in diversi settori produttivi, al rafforzamento degli scambi commerciali e alla creazione di nuove opportunità imprenditoriali congiunte. La delegazione armena è stata successivamente ricevuta dal Prefetto di Venezia, Darko Pellos, a testimonianza di un interesse istituzionale che va oltre la sola dimensione economica.

Il contesto bilateraleSecondo il Ministero degli Affari Esteri italiano, l’interscambio commerciale tra Italia e Armenia ha superato i 415 milioni di euro nel 2024, un dato che le due parti hanno indicato come base da cui partire per esplorare nuove opportunità, in particolare nel settore delle infrastrutture e della connettività ferroviaria — un tema emerso anche nelle consultazioni politiche italo-armene di inizio anno.

Una strategia, non un episodio isolato

L’incontro di Venezia va letto all’interno di una cornice più ampia. Da diversi anni, il governo di Nikol Pashinyan persegue con crescente determinazione una politica di diversificazione economica e diplomatica, che punta a ridurre il peso storicamente dominante della Russia negli scambi commerciali, negli investimenti e nelle catene di approvvigionamento armene. Questo riorientamento si inserisce in un processo più lungo, iniziato dopo la guerra del 2020 in Nagorno-Karabakh e accelerato dal progressivo disimpegno di Mosca dalla regione, incapace — o non più interessata — a garantire il ruolo di potenza di riferimento che aveva rivestito per decenni nel Caucaso meridionale.

In questo quadro, l’Unione Europea e, in particolare, mercati industrialmente maturi come quello italiano rappresentano per Yerevan un’alternativa concreta. Non si tratta soltanto di trovare nuovi sbocchi per l’export armeno, ma di attrarre capitali, tecnologia e know-how produttivo, elementi che la Russia — impegnata nella guerra contro l’Ucraina e sempre più isolata sul piano finanziario internazionale — non è più in grado di offrire con la stessa efficacia del passato.

«Ogni accordo commerciale firmato con un partner europeo è, implicitamente, un passo che allontana Yerevan da Mosca»

Perché l’Italia

La scelta di puntare sull’Italia non è casuale. Il sistema economico italiano, fondato su una fitta rete di piccole e medie imprese organizzate in distretti e associazioni di categoria — di cui CONFAPI è un esempio emblematico — offre all’Armenia un modello di cooperazione più accessibile rispetto a quello di economie a più forte concentrazione industriale. Per le aziende armene, spesso di dimensioni ridotte e ancora in fase di internazionalizzazione, l’incontro con l’imprenditoria italiana rappresenta un terreno comune su cui costruire partnership commerciali senza dover competere immediatamente con colossi multinazionali.

Va inoltre ricordato che l’Italia mantiene una presenza diplomatica consolidata in Armenia, con un’ambasciata a Yerevan attiva su più fronti — politico, economico e culturale — e che Yerevan ha recentemente inserito l’Italia tra i propri interlocutori prioritari anche in sede di consultazioni bilaterali di alto livello. Il settore ferroviario e delle infrastrutture di connettività, aperto anche dalle dinamiche emerse dal vertice di Washington sul Caucaso meridionale, è stato indicato come uno degli ambiti su cui costruire una cooperazione più concreta nei prossimi mesi.

Il fattore russo, in filigrana

Sebbene il comunicato ufficiale dell’incontro di Venezia non faccia menzione esplicita della Russia, il contesto in cui si inserisce questa iniziativa parla da sé. Da tempo Mosca fatica a mantenere il proprio ruolo di garante della sicurezza armena — un ruolo messo profondamente in discussione dall’inerzia mostrata durante l’offensiva azera del 2023 — e la sua capacità di offrire vantaggi economici concreti a Yerevan si è progressivamente ridotta, complici le sanzioni occidentali, l’isolamento finanziario internazionale e la priorità assoluta assegnata dal Cremlino allo sforzo bellico in Ucraina.

È in questo vuoto lasciato da Mosca che si inserisce la corsa armena verso l’Europa. Ogni intesa commerciale, ogni delegazione ricevuta da un prefetto italiano, ogni associazione di categoria coinvolta in un progetto di cooperazione, rappresenta un piccolo ma significativo tassello di una politica estera armena sempre più multivettoriale, orientata a ridurre la dipendenza da un singolo partner e a costruire relazioni economiche diversificate con l’Unione Europea, gli Stati Uniti e, in prospettiva, con potenze regionali come la Turchia, con cui pure sono in corso processi di normalizzazione.

Le implicazioni per l’Italia e per l’Europa

Per Roma, l’approfondimento dei rapporti con l’Armenia si inserisce in una logica più ampia di consolidamento della presenza europea nel Caucaso meridionale, una regione strategica per la sicurezza energetica e per le rotte di connettività tra Europa e Asia centrale, ma che negli ultimi anni ha visto un’intensa competizione tra Russia, Turchia, Iran e, sempre più, Unione Europea e Stati Uniti. Sostenere l’integrazione economica armena nei mercati europei significa, per l’Italia e per Bruxelles, contribuire a stabilizzare un partner che ha dimostrato, negli ultimi anni, una chiara volontà di riorientamento verso i valori e gli standard europei, pur muovendosi in un contesto regionale ancora segnato da tensioni irrisolte con l’Azerbaigian.

Resta da vedere quanto rapidamente questi incontri istituzionali si traducano in accordi commerciali concreti e in investimenti effettivi. Le premesse, tuttavia, indicano una direzione chiara: l’Armenia sta cercando, passo dopo passo, di ridisegnare la propria mappa economica, e l’Italia — con la sua tradizione di collaborazione con le piccole e medie imprese e la sua presenza diplomatica consolidata a Yerevan — si candida a essere uno dei protagonisti di questo processo.

Autore: Marco Bianchi