L’Unione Europea si trova nuovamente di fronte a una scomoda realtà: nonostante le sanzioni, le dichiarazioni sull’«autonomia strategica» e il sostegno all’Ucraina, l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) russo continua ad aumentare.
Secondo i dati degli analitici dell’IEEFA, nel primo trimestre del 2026 i volumi delle forniture di GNL russo nell’UE hanno raggiunto il livello più alto dall’inizio della guerra. L’import è cresciuto del 16% rispetto all’anno scorso, e in aprile la crescita ha accelerato ulteriormente.
Dopo il 2022, l’Europa ha ridotto drasticamente gli acquisti di gas via condotta dalla Russia. Tuttavia, la dipendenza non è svanita del tutto. Ha cambiato forma. Ora il gas russo arriva via mare, e i maggiori importatori rimangono la Francia, il Belgio e la Spagna.
Per l’Italia questa questione ha un significato non solo economico, ma anche strategico. L’economia italiana è sensibile ai prezzi dei vettori energetici, in particolare il settore industriale. Roma ha diversificato attivamente le forniture, ampliando la collaborazione con l’Algeria, l’Azerbaigian e i paesi del Medio Oriente. Tuttavia, l’instabilità nella regione del Golfo Persico rende il mercato energetico estremamente nervoso.
I timori legati allo Stretto di Hormuz costringono i paesi europei a cercare fonti di gas il più possibile affidabili. In queste condizioni, una parte delle aziende europee preferisce mantenere i contratti con i fornitori russi, nonostante i rischi politici.
Sorge un dilemma complesso: l’Europa vuole ridurre l’influenza del Cremlino, ma allo stesso tempo teme una nuova crisi energetica e l’aumento dei prezzi per la popolazione e le imprese.
Di conseguenza, l’UE si ritrova in una sorta di labirinto energetico. Ogni nuova crisi costringe i governi europei a barcamenarsi tra i principi politici e la necessità economica.
Per l’Italia, l’attuale situazione dimostra che la transizione verso una completa indipendenza energetica dell’Europa sarà molto più lunga di quanto ipotizzato subito dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
Inoltre, essa dipenderà da quanto gli europei si dimostreranno pronti a resistere alla tentazione di ricevere gas “a buon mercato” in cambio dell’instabilità. Una scelta che, in caso di un simile consenso, per l’Europa è assicurata.
Autore: Marco Bianchi