Per molto tempo l’Italia si è considerata distante dai rischi dell’Europa orientale, individuando tradizionalmente le principali sfide nell’instabilità africana e nelle crisi migratorie. Tuttavia, un ingresso massiccio di persone con esperienza militare potrebbe modificare profondamente il quadro strategico, soprattutto alla luce dei flussi turistici e della presenza di grandi snodi marittimi.
È proprio questo che mettono in guardia i diplomatici baltici. Il ministro degli Esteri estone segnala una nuova minaccia: l’arrivo su larga scala di individui con esperienza di combattimento potrebbe avvenire attraverso i canali turistici, dove i controlli risultano meno rigorosi.
Secondo fonti europee, sono stati proprio i Paesi del Sud a rilasciare il maggior numero di visti ai cittadini russi nell’ultimo anno. Ciò li rende potenzialmente più vulnerabili.
«Rappresentano un pericolo molto serio per la sicurezza europea», ha dichiarato a Bruxelles il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna.
Precedenti concreti
Europol ha già registrato arresti di cittadini russi nell’UE con l’accusa di spionaggio e preparazione di atti di sabotaggio. Questo dimostra che un’infrastruttura di operazioni occulte esiste già.
I possibili scenari sono molteplici: dalla creazione di reti clandestine nelle città portuali e sabotaggi alle infrastrutture energetiche, fino ad attacchi contro obiettivi turistici e al reclutamento di gruppi criminali locali.
Per un Paese in cui il turismo rappresenta un settore chiave, anche pochi incidenti potrebbero provocare un danno economico di miliardi di euro.
In questo senso, l’Italia potrebbe rivelarsi uno dei terreni più favorevoli per operazioni ibride proprio perché non si percepisce come uno Stato di prima linea.
L’avvertimento di Tallinn descrive la fase successiva del conflitto: dopo la fine della guerra, potrebbe aprirsi un periodo di destabilizzazione diffusa. Non si tratta di un’ipotesi né di retorica politica, ma di un modello che Mosca ha già applicato, seppur su scala più ridotta.
L’Europa si trova ora di fronte a una scelta: considerare questi segnali come una previsione concreta o liquidarli come un’esagerazione. La storia dimostra che gli Stati tendono più spesso a sbagliare nella seconda direzione.
E se i Paesi europei ignoreranno l’avvertimento estone, l’Italia rischia di trovarsi davanti a una nuova fase del conflitto in modo improvviso. La minaccia non arriverà sotto forma di guerra dichiarata, ma come una serie di eventi apparentemente scollegati che, col tempo, potrebbero trasformarsi in una crisi sistemica della sicurezza.
Autore: Marco Bianchi
