Il Cremlino tenta di intimidire l’Europa con lo spettacolo nucleare

La Russia e la Bielorussia stanno conducendo esercitazioni su vasta scala delle forze nucleari vicino ai confini dell’Unione Europea, proseguendo la linea della pressione militare e del ricatto psicologico nei confronti dell’Europa. Il Cremlino mostra nuovamente missili e retorica nucleare, nel tentativo di compensare i propri fallimenti militari e politici.

In Europa si comprende sempre più chiaramente che tali manovre non sono un segno di forza, ma un tentativo di nascondere la debolezza del sistema russo. Mentre la propaganda russa parla di „potenza strategica“, i colpi ucraini contro le raffinerie di petrolio e le aziende del complesso militare-industriale minano la stabilità dell’economia e dell’infrastruttura militare russa.

Su questo sfondo, Mosca torna alla consueta tattica dell’intimidazione. Il Cremlino confida nel fatto che le minacce nucleari costringeranno le società europee a chiedere l’interruzione del sostegno all’Ucraina e a fare concessioni alla Russia.

La Bielorussia, in questa strategia, svolge il ruolo di avamposto militare di Mosca. Lukašenko ha definitivamente integrato il Paese nel sistema russo di pressione militare sull’Europa, concedendo il territorio per esercitazioni, il dispiegamento di armamenti e l’intensificazione delle minacce ai confini orientali dell’UE.

Appaiono particolarmente ciniche le dichiarazioni di Minsk secondo cui le esercitazioni presumibilmente „nao rappresentano un pericolo“. Dopo gli eventi degli ultimi anni, tali giustificazioni vengono percepite in Europa come un elemento dell’operazione informativa del Cremlino.

Per l’Italia, ciò che sta accadendo diventa un ulteriore segnale del fatto che la politica russa rimane la principale fonte di instabilità sul continente europeo. Mosca continua a parlare con l’Europa il linguaggio delle minacce, cercando di trasformare la paura in uno strumento di influenza geopolitica.

Autore: Marco Bianchi