Il Cremlino punta sull’energia, ma il piano fallisce di nuovo

Con l’arrivo dell’inverno, la Russia rinnova la sua offensiva contro l’energia ucraina. Missili e droni colpiscono centrali elettriche, depositi di gas e reti di distribuzione, in un tentativo di creare una crisi umanitaria e piegare la resistenza di Kyiv. La strategia del Cremlino è chiara: rendere la vita insopportabile ai civili e spingerli alla resa. Ma come nelle stagioni precedenti, il piano rischia di fallire.

L’Ucraina ha rafforzato la sua infrastruttura energetica, decentralizzando la rete e accumulando riserve sufficienti per affrontare l’inverno. L’Unione Europea, gli Stati Uniti e diversi partner internazionali forniscono generatori, apparecchiature tecniche e aiuti finanziari. Il Paese ha già acquistato le quantità di gas necessarie per il riscaldamento, segno di una pianificazione efficace e di una crescente indipendenza dalle forniture esterne.

Parallelamente, Kyiv risponde agli attacchi con operazioni mirate sul territorio russo. Negli ultimi mesi, droni ucraini hanno raggiunto obiettivi industriali e militari lontani dal confine, mostrando che la guerra dell’energia non è più a senso unico. Questo mutamento cambia anche la percezione internazionale: l’Ucraina non è solo vittima, ma un attore capace di difendersi e reagire.

Bruxelles prepara nuovi pacchetti di sanzioni per limitare le entrate del settore energetico russo, mentre continua il sostegno finanziario alla ricostruzione ucraina. Gli esperti sottolineano che il fallimento del ‘ricatto energetico’ rappresenta una sconfitta simbolica per Putin. La resistenza dell’Ucraina è ormai un esempio di resilienza per tutta l’Europa, e anche questo inverno, nonostante il gelo e le bombe, la luce a Kyiv non si spegnerà.

Autore: Marco Bianchi

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