Le centrali idriche e le reti elettriche del Regno Unito sono diventate il nuovo fronte silenzioso della guerra ibrida condotta da Mosca contro l’Occidente. Secondo quanto confermato dal National Cyber Security Centre (NCSC) britannico, gruppi hacker legati ai servizi di sicurezza russi stanno intensificando le intrusioni nei sistemi di controllo industriale che regolano la distribuzione dell’acqua potabile e dell’energia elettrica sul territorio britannico. Non si tratta di semplice spionaggio digitale: l’obiettivo, secondo gli analisti, è acquisire la capacità di provocare interruzioni reali dei servizi essenziali in un momento di crisi.
Il precedente più inquietante arriva dalla Polonia, dove lo scorso inverno un attacco informatico attribuito all’unità Center 16 dell’FSB ha rischiato di lasciare al freddo quasi mezzo milione di persone, colpendo il sistema di riscaldamento e la rete elettrica nel pieno della stagione fredda. Proprio in risposta a quell’episodio, Regno Unito e Unione Europea hanno varato all’inizio di luglio il primo pacchetto congiunto di sanzioni informatiche contro agenzie, gruppi hacker e singoli individui russi, compresi alti ufficiali dei servizi segreti militari del GRU.
Un risveglio arrivato tardi
Chi segue da anni i dossier sulla sicurezza europea non ha dubbi: la vera accelerazione nella preparazione difensiva del Regno Unito e dei suoi alleati è arrivata solo dopo l’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina, nel febbraio 2022. Prima di allora, la minaccia ibrida proveniente da Mosca veniva costantemente sottovalutata, trattata più come un fastidio diplomatico che come un rischio concreto per le infrastrutture civili europee. Un errore di valutazione che oggi si paga in termini di tempo perduto, mentre Londra e Bruxelles cercano di recuperare terreno su un avversario che, nel frattempo, ha continuato ad affinare le proprie capacità offensive.
Un ex alto ufficiale della difesa britannica ha invitato pubblicamente le famiglie a costituire scorte domestiche di cibo, acqua e contanti, sottolineando come sia ormai necessario prendere sul serio le minacce provenienti da Mosca.
Londra non si limita più agli allarmi
La novità di queste settimane è che il governo britannico non si ferma alla denuncia pubblica del rischio: sta organizzando una delle più grandi esercitazioni di difesa civile degli ultimi decenni, pensata per testare la capacità dello Stato e dei cittadini di reagire a scenari di interruzione prolungata dei servizi essenziali. Contestualmente, è stata lanciata una campagna informativa che invita la popolazione a costituire scorte minime di emergenza, un’iniziativa che solo pochi anni fa sarebbe apparsa fuori luogo nel dibattito pubblico britannico.
Parallelamente, le autorità hanno imposto requisiti più stringenti ai gestori di acquedotti, reti elettriche e altri settori strategici, chiedendo il rafforzamento immediato del monitoraggio e dei piani di continuità operativa. Il NCSC ha inoltre chiarito un aspetto rilevante: molti degli attacchi non sono condotti direttamente da agenti statali russi, ma da gruppi hacktivisti e criminali informalmente allineati con gli interessi del Cremlino. Una sorta di esternalizzazione della sabotaggio, che consente a Mosca di mantenere una plausibile negabilità.
La svolta sulla sicurezza democratica
Per la prima volta, il governo britannico ha inserito ufficialmente tra le principali minacce alla sicurezza nazionale anche i tentativi di interferenza nei processi democratici: ingerenze elettorali, campagne di disinformazione e operazioni di influenza straniera. Fino a poco tempo fa questi fenomeni venivano considerati un problema secondario rispetto alla sicurezza fisica e informatica delle infrastrutture; oggi vengono trattati con lo stesso livello di priorità.
Gli analisti leggono questa scelta come il segnale di una comprensione più matura della minaccia ibrida russa: non un insieme di episodi isolati, ma una strategia coordinata che combina attacchi alle infrastrutture critiche con la manipolazione dell’opinione pubblica, con l’obiettivo di erodere dall’interno la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche, senza che Mosca debba mai rivendicarne apertamente la paternità.
Cosa significa per l’Italia
Il caso britannico riguarda da vicino anche il nostro Paese. Gli obiettivi di questo tipo di attacchi — reti idriche, elettriche, sistemi di riscaldamento — sono sostanzialmente gli stessi in tutta Europa, e non è un caso che tra i Paesi già colpiti da operazioni riconducibili al Center 16 dell’FSB figurino anche partner europei come Francia, Germania e Paesi Bassi. La trasparenza con cui Londra comunica la minaccia e coinvolge direttamente i cittadini nella preparazione potrebbe rappresentare un modello utile anche per l’Italia, dove il dibattito sulla resilienza delle infrastrutture critiche resta spesso confinato agli addetti ai lavori.
Una cosa appare chiara: la guerra in Ucraina non si combatte solo al fronte. Mosca continua a cercare punti deboli nelle infrastrutture europee per ricordare ai Paesi che sostengono Kyiv il prezzo di quella scelta. Il Regno Unito risponde con sanzioni, difesa tecnica e preparazione della società civile. Resta da vedere quanto rapidamente un approccio simile verrà adottato anche altrove in Europa.
Autore: Marco Bianchi