Il Comitato di esperti dice no al nuovo trapianto di cuore per il bimbo di Napoli

I medici si sono pronunciati sulle condizioni del piccolo, ricoverato in terapia intensiva dopo l’operazione del 23 dicembre scorso. L’avvocato della donna: “È rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà”

“Le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto”. È la conclusione cui è giunto il comitato di esperti
 dopo la riunione all’ospedale Monaldi di Napoli organizzata dall’Azienda ospedaliera dei Colli, aperta alla partecipazione dei maggiori specialisti in campo pediatrico.

Gli esperti sono giunti al Monaldi dal Bambino Gesù di Roma, dall’Azienda Ospedale Università di Padova, dall’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e dal Regina Margherita di Torino. Gli specialisti delle strutture italiane con i maggiori volumi in termini di trapianto pediatrico hanno svolto una rivalutazione congiunta al letto del paziente. Si tratta dei massimi esperti nazionali, provenienti dal Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dal Regina Margherita di Torino, dall’Ospedale di Padova e dal Bambino Gesù. Da due mesi il bambino vive attaccato all’Ecmo, la macchina che supporta la funzione cardiaca e polmonare dopo il fallito trapianto dello scorso 23 dicembre, su cui stanno indagando la magistratura, i Nas e gli ispettori del ministero.

Il cuore compatibile era stato trovato grazie a una procedura chiamata “trapianto isogruppo” e tecnicamente si sarebbe potuto procedere.

Francesco Petruzzi, avvocato della madre del bambino sottoposto a un trapianto con un cuore lesionato, spiega: “La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà. Glielo hanno detto gli esperti”. E aggiunge il legale a proposito della donna: “Apprende la non operabilità da questo team di medici che sono i maggiori esperti di tutta Italia, non abbiamo motivo di contraddirli”.

Come rivela sempre Petruzzi, la signora Patrizia, madre del bambino, ha trascorso alcune ore all’ospedale Monaldi di Napoli “col cardinale Domenico Battaglia che la sta supportando. Hanno pregato insieme. L’arcivescovo è appena andato via”. Lo ha riferito l’avvocato Francesco Petruzzi, che ha confermato che “per valutare le condizioni neurologiche era  necessario diminuire quantomeno la sedazione per valutare le reazioni  del cervello, se ci sono state o meno lesioni cerebrali, insomma”.

La madre del bambino ha incontrato anche il presidente Fico, che “le ha chiesto scusa anche se non è colpa sua e le ha detto che faranno giustizia”, conclude l’avvocato.

Ieri sera era arrivata notizia della disponibilità di un cuore. “Ieri sera siamo andati lì e ci hanno chiesto l’autorizzazione al trapianto – raccontava l’avvocato Petruzzi che lavora per la famiglia del bimbo – ce l’avevano data quasi per fatta, poi dopo tre ore la madre si è sentita dire che dovevano valutare la trapiantabilità. Ora attendiamo il parere di questi maggiori luminari italiani che sono arrivati al Monaldi e ci rimettiamo al loro parere. Speriamo che lo ritengano trapiantabile, poi affrontato quello si parlerà della compatibilità dell’organo”.

Della task force che ha valutato le condizioni del bimbo fanno parte Carlo Pace Napoleone dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, Giuseppe Toscano dell’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova,  Amedeo Terzi dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, Guido Oppido dell’Ospedale Monaldi di Napoli. 

L’Azienda dei Colli di Napoli, infatti aveva reso noto che ogni decisione in merito all’eventuale trapianto del cuore nuovo al bimbo di Napoli, sarebbe stata presa “solo in seguito alla valutazione del team di esperti che nella giornata di oggi si esprimerà sulla trapiantabilità del piccolo paziente ricoverato presso la Terapia Intensiva del Monaldi’. Tale attesa non avrà alcuna ripercussione sul cuore del donatore in quanto compatibile con la gestione della donazione in corso”.

All’ospedale Monaldi sono arrivati anche gli ispettori inviati dal ministero della Salute per acquisire tutti i documenti relativi alla vicenda del cuore danneggiato trapiantato al bambino di Napoli. Dopo l’acquisizione della documentazione a Napoli, si trasferiranno all’ospedale di Bolzano per acquisire altro materiale documentario.

Le condizioni cliniche del piccolo, due anni e 3 mesi (che ha ricevuto il trapianto il 23 dicembre scorso) “non presentano variazioni significative rispetto a quanto comunicato in  precedenza – si legge nell’ultimo bollettino – Restano pertanto stabili, in un quadro di grave criticità, e il bambino continua ad essere ricoverato in terapia intensiva sotto stretto  monitoraggio assistenziale e strumentale e di consulenze specialistiche. Il paziente permane dunque in lista trapianto fino a nuova valutazione”. Reperire un cuore pediatrico è estremamente raro 


Reperire un cuore pediatrico è molto raro, in Italia, l’ultimo dato risale al 2024, ci sono una quarantina di bambini in attesa di trapianto di cuore, e il protocollo per assegnarne uno tiene in considerazione non solo l’urgenza, ma anche le condizioni del ricevente, quante probabilità di successo ci siano. La macchina a cui è attaccato pompa sangue non pulsato, e questo mette in grande sofferenza fegato, reni, provoca trombi, può comportare emorragie, inoltre essendo un’apparecchiatura esterna apre la strada ad infezioni. Anche il cosiddetto berlin heart, il cuore artificiale, sarebbe di complessa gestione, ed è una apparecchiatura che non supporta la funzione respiratoriaPresidente Regione Fico: “Vicenda dolorosa, attivati poteri vigilanza”

“È una vicenda molto dolorosa. In questo momento viene prima di tutto il rispetto verso il bambino e verso la famiglia. Poi ho attivato da subito i massimi poteri di vigilanza, controllo e ispezioni della Regione per fare chiarezza sulla vicenda”. A margine della seduta del Consiglio regionale della Campania, il presidente della Giunta, Roberto Fico, torna così sulla vicenda, prima di recarsi personalmente al Monaldi.

“Ho avuto una relazione di 290 pagine – sottolinea Fico – che ho mandato al ministro Schillaci, con cui ho avuto anche un incontro, che era gia’ programmato. Il pomeriggio stesso ho mandato una nota corposa di 290 pagine per la leale collaborazione tra istituzioni. Oggi ci sono anche gli ispettori del ministero, vedremo anche le loro valutazioni”.  Legale della famiglia: “Ci dicono 10% possibilità di riuscita operazione. In in lista con altri 3 bimbi, se danno a lui il cuore Oppido rifarà intervento”

“Sappiamo che il bimbo del Monaldi è in una lista con altri tre bambini che aspettano il trapianto, ma lui nel suo gruppo sanguigno è il primo nella lista”. Lo diceva Fancesco Petruzzi, legale della mamma. L’avvocato spiegava: “mi è stato riferito ieri sera da uno dei medici che l’unico disposto ad operare di nuovo il bambino è il dottor Guido Oppido, il cardiochirurgo che aveva già operato il piccolo. La mamma su questa scelta è d’accordo. Ci dicono che c’è un 10% di possibilità di riuscita dell’operazione. Nessuno degli altri chirurghi, mi hanno detto, presenti oggi, sarebbe disponibile a partecipare all’operazione”.

La telefonata di Giorgia Meloni: “Faremo giustizia”


La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha telefonato ieri a Patrizia Mercolino, madre del bambino ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli. Lo riferisce l’avvocato della famiglia. “Faremo il possibile per fare giustizia”, ha detto detto la premier. Telefonata di vicinanza e di solidarietà anche dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico.La questione del contenitore e del trasporto


Il caso del cuore “bruciato” e impiantato al bimbo di 2 anni e pochi mesi ha messo al centro dell’inchiesta il contenitore utilizzato per trasportare l’organo risultato danneggiato: non sarebbe stato impiegato un contenitore in grado di monitorare la temperatura.

Il cuore lesionato sarebbe quindi stato trasportato in un contenitore di plastica rigida non un box tecnologico. Il dato è emerso dopo il sequestro del contenitore, eseguito nei giorni scorsi dai Carabinieri del Nas di Napoli.

Secondo una prima ipotesi al vaglio degli inquirenti, l’organo, poi, sarebbe stato danneggiato a causa delle temperature troppo basse: a provocare i danni sarebbe stato l’utilizzo, invece del ghiaccio tradizionale, di quello secco che arriva fino a -80 gradi. 

Questo avrebbe bruciato una parte delle fibre del muscolo cardiaco, rendendolo inutilizzabile. Degli aspetti legati al ghiaccio secco si stanno occupando i Carabinieri del Nas di Trento, competenti su Bolzano, città dove quel giorno non si è recata solo l’equipe partenopea, ma anche medici provenienti da altre località per il prelievo di diversi organi espiantati.

Ministro Schillaci: “I cittadini devono avere fiducia nel Ssn. Evitare effetto rebound su sistema trapianti”


Il nostro è un sistema sanitario pubblico di elevata eccellenza anche in grado di gestire situazioni complesse e i cittadini non devono perdere la fiducia“,  ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto a RaiNews24. A proposito delle campagne di sensibilizzazione al trapianto degli organi, il ministro ha detto: “Vogliamo continuare su questa strada, però è importante veramente fare chiarezza e togliere ogni dubbio perché ripeto, la sanità pubblica italiana funziona, è una sanità di eccellenza con tanti professionisti che vi operano. Quindi, dobbiamo far sì che i cittadini continuino ad avere fiducia nella sanità pubblica e chi compie un atto così nobile come quello di donare un organo sappia che poi quell’organo verrà usato nel miglior modo possibile per donare vite, per salvare vite come è accaduto fino ad oggi“.6 indagati


Per il trapianto del cuore danneggiato, ci sono i primi 6 indagati, mentre il bambino che ha subito l’operazione di trapianto “fallito”, continua a essere attaccato da quasi 60 giorni ad un macchinario per rimanere in vita, in attesa di un altro urgente trapianto e sulla soglia, ormai, di un coma farmacologico. Il fatto è emerso solo nei giorni scorsi dopo la denuncia dei genitori del bambino e i primi approfondimenti. Le indagini sono state delegate ai carabinieri del Nas di Napoli. Per medici e paramedici la Procura partenopea ipotizza le lesioni colpose


Le sei persone, tra medici e paramedici, iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli, sono componenti delle equipe che hanno effettuato l’espianto dell’organo a Bolzano e il trapianto a Napoli.
Al momento, per tutti il reato ipotizzato è quello di lesioni colpose. Non tutti i sanitari sospesi dalla direzione del Monaldi risultano indagati. Un altro filone di inchiesta riguarda la chiusura del reparto.
Dopo la denuncia presentata dai genitori del bambino, l’attenzione degli inquirenti si sta anche concentrando sulla decisione di sospendere il servizio trapianti pediatrici adottato dalla direzione dell’ospedale Monaldi.La mamma: “All’inizio mi hanno detto solo che il cuore non ripartiva. Poi qualche anima buona ha fatto sapere la verità”


Mi hanno avvisato dopo l’intervento, dicendo che c’era stato un problema e il cuoricino non partiva. Mi hanno chiamato prima che andasse in terapia intensiva, quando era ancora in sala operatoria. Il dolore era troppo grande e all’inizio non mi facevo domande, poi con il mio avvocato abbiamo cercato di capire presentando delle denunce.
Infine qualche anima buona ha fatto sapere ai giornali la verità“. Patrizia Mercolino, madre del bimbo che a Napoli ha ricevuto il trapianto di un cuore danneggiato, racconta così a “Domenica In” l’inizio del suo calvario. Bolzano: “Nell’interesse di tutti portare al più presto piena luce sull’accaduto ma stop dichiarazioni”

L’azienda sanitaria dell’Alto Adige collabora strettamente con le autorità e ribadisce piena fiducia nel loro operato. E’ nell’interesse di tutti portare al più presto piena luce sull’accaduto. In questo momento, l’azienda sanitaria dell’Alto Adige comunque non rilascerà ulteriori dichiarazioni, rispetto a quanto già comunicato in precedenza“. Lo comunica l’azienda altoatesina sul caso del piccolo ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Monaldi di Napoli.

rainews.it

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