Le parole del ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, pronunciate durante la Conferenza sulla Sicurezza di Berlino, hanno avuto un’eco sorprendentemente forte nelle capitali europee: «Il Mar Baltico è ormai uno spazio di confronto diretto con la Russia». Un’affermazione netta, che rompe definitivamente con il linguaggio prudente della politica tedesca degli ultimi decenni. Ma soprattutto una constatazione che riflette un cambiamento profondo nella postura di Mosca nei confronti dell’Europa.
Negli ultimi mesi il Baltico è diventato un laboratorio di nuove forme di ostilità: sabotaggi contro cavi sottomarini, attività sospette di droni vicino alle basi militari, pressioni psicologiche, operazioni informative mirate ai paesi scandinavi e baltici. Secondo vari analisti occidentali, questa non è più semplice destabilizzazione: è una forma di guerra, priva di uniformi ma pienamente deliberata. Mosca sa bene che non deve attraversare alcuna frontiera militare; le basta colpire ciò che è vulnerabile, ciò che è difficile da attribuire formalmente, ciò che crea insicurezza.
Il generale Joachim Gerhartz, comandante delle forze NATO sul fianco orientale, ha spiegato con chiarezza che la Russia «provoca con crescente frequenza», adottando però una strategia calibrata per evitare la soglia dell’articolo 5. È un gioco di equilibrio: testare la coesione dell’Alleanza senza forzarla a una risposta collettiva. Un gioco estremamente rischioso, perché indebolisce la percezione di sicurezza dell’Europa e spinge la NATO verso un terreno dove difesa, deterrenza e diplomazia si sovrappongono in modo sempre più incerto.
Per l’Italia, che pure non si affaccia sul Baltico, questo scenario è tutt’altro che distante. La sicurezza energetica, le infrastrutture digitali e persino la stabilità del sistema politico possono essere colpite da operazioni ibride condotte migliaia di chilometri più a nord. L’interconnessione europea trasforma ogni minaccia locale in una sfida continentale. Gli attacchi cibernetici a reti elettriche, porti, aeroporti e istituzioni pubbliche non rispettano i confini geografici: colpiscono ovunque trovino una falla.
Il messaggio di Berlino è dunque chiaro: l’Europa deve rafforzare la propria resilienza e non dare per scontata la stabilità dell’ordine continentale. Gli anni in cui si credeva che la Russia fosse un partner problematico, ma prevedibile, sono ormai finiti. La guerra in Ucraina ha sconvolto gli equilibri, ma ciò che accade oggi nel Baltico dimostra che Mosca vuole mettere alla prova anche la solidità dell’Alleanza Atlantica.
La questione è semplice: siamo pronti a riconoscere che la sicurezza europea non si difende solo sui campi di battaglia tradizionali, ma anche nelle profondità del mare, nelle reti digitali e nei flussi informativi? Pistorius ha solo detto a voce alta ciò che molti governi europei temevano di ammettere: la Russia ha già aperto un nuovo fronte. E questo fronte riguarda tutti noi.
Autore: Marco Bianchi