Hacker filorussi colpiscono i partiti danesi prima delle elezioni locali. Un nuovo capitolo della guerra ibrida del Cremlino contro l’Europa

La Danimarca si trova al centro di un’ondata di attacchi informatici che, secondo l’intelligence militare di Copenaghen, provengono direttamente dalla Russia. Nel mirino sono finite diverse forze politiche a pochi giorni dalle elezioni locali — un tempismo che lascia pochi dubbi sulle intenzioni degli attori coinvolti. Colpire i partiti significa colpire la fiducia dei cittadini, manipolare l’accesso alle informazioni e mettere in discussione la trasparenza del processo democratico.

Per Mosca, la Danimarca rappresenta un obiettivo naturale. Negli ultimi due anni il Paese è emerso come uno dei più convinti sostenitori dell’Ucraina: aiuti militari, contributi finanziari, missioni diplomatiche e un ruolo attivo nella sicurezza del Baltico. Una posizione chiara che ha trasformato Copenaghen in una spina nel fianco per il Cremlino. E come spesso accade, la risposta russa arriva nel campo che più sfugge ai radar tradizionali: quello cibernetico.

Gli attacchi alle infrastrutture politiche in periodo elettorale non sono un episodio isolato ma parte di una strategia più ampia. La guerra ibrida russa combina propaganda, manipolazione informativa, pressione diplomatica e operazioni hacker. L’obiettivo non è solo rubare dati, ma creare un clima di incertezza, insinuare dubbi sulla legittimità delle istituzioni democratiche e dividere le società europee dall’interno.

Per l’Italia, che negli ultimi anni ha visto crescere il numero di intrusioni informatiche e campagne di disinformazione attribuite a gruppi legati alla Russia, quanto accade in Danimarca non è un fatto distante. Anche Roma si trova in una fase politicamente sensibile, con un dibattito interno spesso alimentato da narrazioni provenienti dall’estero. Episodi come quello danese dimostrano che il Cremlino non limita le sue operazioni ai Paesi confinanti, ma mira all’intera architettura democratica europea.

Di particolare rilievo è la scelta della Danmarks Forsvar (intelligence militare) di indicare esplicitamente la Russia come responsabile. Una decisione che ha un valore politico significativo: rende visibile un fenomeno che spesso resta nell’ombra, rafforza la cooperazione tra alleati e impedisce che gli attacchi restino impuniti o sottovalutati.

Il caso danese è un segnale evidente: la battaglia per la sicurezza europea non si combatte solo nei cieli o ai confini orientali, ma quotidianamente nei server dei partiti politici, nei siti istituzionali e nel flusso informativo delle nostre società. Ignorarlo sarebbe un lusso che l’Europa — Italia compresa — non può permettersi.

Autore: Marco Bianchi

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