Francia, crescita ferma per lo shock energetico della guerra in Iran

I dati del primo trimestre in Francia indicano crescita in calo, prezzi in aumento ed export in crollo, segnalando quanto rapidamente lo shock energetico della guerra in Iran colpisca la seconda economia europea.

L’economia francese si è fermata nel primo trimestre del 2026, secondo i dati ufficiali pubblicati giovedì, mentre l’impennata dei costi dell’energia legata alla guerra con l’Iran ha iniziato a mettere sotto pressione famiglie e imprese.

Francia e Italia hanno entrambe rivisto al ribasso le loro prospettive di crescita, mentre la Germania ha dimezzato la previsione per il 2026 portandola allo 0,5%.

Il prodotto interno lordo è rimasto invariato tra gennaio e marzo, secondo la prima stima dell’istituto nazionale di statistica francese INSEE: un netto rallentamento rispetto alla crescita dello 0,2% registrata nell’ultimo trimestre del 2025 e un dato inferiore alle previsioni degli analisti.

I dati delineano un’economia che sta perdendo slancio in tutti i comparti.

La spesa per consumi è diminuita dello 0,1% nel trimestre, mentre gli investimenti complessivi sono calati dello 0,4%, appesantiti dal calo nelle costruzioni e nei beni manifatturieri.

Le esportazioni sono scese del 3,8%, sottraendo 0,7 punti percentuali alla crescita attraverso il contributo del commercio estero. Solo l’accumulo di scorte, che ha aggiunto 0,8 punti, ha evitato una contrazione vera e propria.

Nel frattempo, l’inflazione è salita al 2,2% ad aprile, il livello più alto dalla metà del 2024 e superiore alle attese degli analisti, a conferma di pressioni sui prezzi che vanno nella direzione opposta rispetto alla crescita.

I dati si riferiscono solo alle prime settimane del conflitto, iniziato il 28 febbraio, quando i raid statunitensi e israeliani hanno colpito infrastrutture militari iraniane e provocato un blocco di fatto dello Stretto di Hormuz, lo snodo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio greggio trasportato via mare nel mondo.

Questi rincari si trasmettono direttamente alle bollette energetiche delle famiglie, ai costi industriali e ai trasporti, comprimendo il potere d’acquisto in un momento in cui i consumatori francesi erano già prudenti.

Secondo il think tank Chatham House, l’economia dell’area euro potrebbe contrarsi nel secondo trimestre e poi restare stagnante nella seconda metà dell’anno se il conflitto dovesse protrarsi per diversi mesi.

Quelli diffusi giovedì sono i primi di una serie di dati sul PIL del primo trimestre delle principali economie europee. Per l’area euro nel suo complesso è attesa una crescita moderata dello 0,2%.

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