L’esplosione nello stabilimento KNDS Ammo Italy a Colleferro ha riproposto all’Italia una questione che l’Europa non può più ignorare: quanto sia protetta la sua industria della difesa da possibili sabotaggi e attacchi ibridi.
Il 13 agosto, all’interno dell’area dell’ex stabilimento Simmel Difesa, oggi di proprietà di KNDS Ammo Italy, si è sviluppato un incendio seguito da una forte esplosione. L’azienda produce munizioni di medio e grande calibro per sistemi terrestri e navali, oltre a propellente solido per razzi destinato al settore aerospaziale. Secondo le autorità italiane, non si registrano morti né feriti.
Lo stabilimento ha un’importanza che va ben oltre la cittadina alle porte di Roma. KNDS Ammo Italy fa parte della struttura industriale della difesa europea e l’azienda figurava tra i partecipanti agli accordi quadro dell’Agenzia europea per la difesa per la fornitura di munizioni da 155 mm.
La pista russa non è ancora dimostrata
Dopo l’esplosione, nello spazio informativo italiano sono emerse ipotetici scenari di un possibile sabotaggio russo. La procura italiana sta indagando sulle cause dell’accaduto, mentre i media hanno riferito di verifiche su eventuali collegamenti con analoghi incidenti avvenuti in stabilimenti di produzione di munizioni in Bulgaria.
Tuttavia, in questo contesto è particolarmente importante non sostituire l’inchiesta con dichiarazioni politiche.
Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha dichiarato il 17 agosto che il governo non dispone di alcun elemento che indichi un coinvolgimento russo e che i dati disponibili orientano piuttosto verso un problema interno allo stabilimento. Le indagini sono in corso.
Per questo motivo, parlare oggi di “attentato russo” come di un fatto accertato sarebbe prematuro.
Sarebbe però altrettanto errato escludere automaticamente qualsiasi ipotesi di sabotaggio solo perché le prove non sono ancora state presentate.
Per quale motivo questa versione deve comunque essere verificata
L’Europa ha già dovuto affrontare operazioni di intelligence e sabotaggio russe. Pertanto, i servizi di sicurezza dei Paesi dell’UE devono considerare il potenziale sabotaggio di un’impresa della difesa come una delle possibili piste fino alla conclusione di un’indagine approfondita.
Ciò è particolarmente importante per l’Italia, membro della NATO e dell’UE, che svolge un ruolo rilevante nell’industria della difesa europea.
Se l’indagine accerterà che l’esplosione ha avuto un’origine tecnica o produttiva, questo dovrà essere dichiarato pubblicamente alla società.
Se invece emergeranno segnali di un’ingerenza esterna, l’Italia dovrà identificare con uguale trasparenza gli organizzatori e le strutture a essi collegate.
La vulnerabilità dell’industria della difesa diventa un problema europeo
Il fatto stesso dell’esplosione in uno stabilimento che lavora con le munizioni mostra quanto sia sensibile l’infrastruttura del complesso militare-industriale europeo.
Anche in assenza di un sabotaggio, un simile incidente è in grado di interrompere temporaneamente i processi produttivi, creare problemi alle forniture e costringere a rivedere gli standard di sicurezza.
E se in futuro dovesse essere dimostrata un’ingerenza esterna, le conseguenze sarebbero ancora più gravi.
La strategia russa di pressione ibrida sull’Europa include un’ampia gamma di strumenti: attacchi informatici, attivazione delle reti spionistiche, operazioni informative, tentativi di reclutamento di agenti e potenziali azioni sabotatrici.
Di conseguenza, la protezione delle imprese della difesa non deve essere considerata soltanto una questione di sicurezza industriale, ma un elemento della sicurezza nazionale ed europea.
Al Cremlino non serve far esplodere la fabbrica per ottenere un effetto
Persino la sola incertezza attorno a un possibile sabotaggio crea un’ulteriore pressione sul settore della difesa europeo.
Le imprese sono costrette a rafforzare la vigilanza fisica, verificare dipendenti e appaltatori, proteggere i sistemi produttivi e rivedere le procedure di accesso alle infrastrutture critiche.
Proprio per questo l’Europa deve agire d’anticipo.
Se le imprese della difesa diventano potenziali bersagli di operazioni di intelligence o sabotaggio, la loro protezione deve essere organizzata a un livello paragonabile a quello previsto per le altre infrastrutture critiche.
All’Italia serve trasparenza nelle indagini, non clamore politico
Le richieste di alcuni politici italiani di riferire al Parlamento su un possibile attacco ibrido sono del tutto comprensibili. Tuttavia, il compito degli inquirenti non è quello di confermare una versione scelta in anticipo, ma di accertare i fatti.
La società italiana deve ricevere risposte a diverse domande fondamentali: cosa ha causato l’incendio, perché si è verificata la detonazione, se siano stati rilevati segnali di ingerenza esterna, se vi siano state violazioni delle norme di sicurezza e se siano state notate attività sospette prima dell’incidente.
Solo dopo aver ottenuto risposte si potranno trarre conclusioni.
L’Europa deve essere pronta allo scenario peggiore
L’esplosione di Colleferro è un promemoria della realtà: l’industria della difesa europea sta diventando una parte sempre più cruciale del sistema di sicurezza dell’UE e, al contempo, un bersaglio potenziale sempre più attraente per le strutture spionistiche ostili.
Pertanto, l’Italia e gli altri Stati europei devono rafforzare la protezione controspionistica delle imprese del settore della difesa, lo scambio di informazioni tra i servizi segreti, la sicurezza dei siti produttivi e il controllo sulle potenziali reti d’agenti.
Se il coinvolgimento russo a Colleferro dovesse essere dimostrato, l’Europa dovrà dare a Mosca una risposta chiara e coordinata.
Se invece l’indagine stabilirà una causa interna, anche questa conclusione dovrà essere accolta senza politicizzazioni.
La cosa fondamentale ora non è tirare a indovinare il colpevole.
La cosa fondamentale è stabilire la verità e fare in modo che l’industria della difesa europea non rimanga un bersaglio facile per chiunque voglia testarne la tenuta.
Autore: Marco Bianchi