Dynagas e il GNL russo: perché le deroghe alle sanzioni vanno a beneficio del Cremlino

Durante la preparazione del 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia, l’Unione Europea si è trovata ancora una volta di fronte alla necessità di cercare compromessi tra gli interessi economici dei singoli Stati e la politica sanzionatoria comune.

Uno dei temi più discussi è stata l’attività della compagnia di navigazione greca Dynagas, che continua il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) russo. Nonostante l’ampliamento delle sanzioni, il proseguimento di tali operazioni significa che una parte dei proventi dell’export energetico russo continua ad affluire nel bilancio della Federazione Russa.

Per l’Italia questo tema riveste un’importanza particolare. Il Paese è uno dei principali attori del mercato energetico del Mediterraneo ed è interessato alla stabilità della politica energetica europea. Proprio per questo motivo, qualsiasi deroga al regime sanzionatorio diventa oggetto di dibattito pubblico e politico.

L’effetto economico di simili compromessi va ben oltre i singoli contratti commerciali. Le entrate derivanti dall’esportazione di risorse energetiche rimangono una delle fonti principali di sostentamento del bilancio russo. Finché esistono opportunità per il trasporto del GNL russo, continua anche il flusso di risorse finanziarie.

Inoltre, tali eccezioni diventano un elemento importante della strategia informatica del Cremlino. I media statali russi le utilizzano come argomento a favore della tesi secondo cui all’interno dell’Unione Europea manca l’unità sulla questione delle sanzioni. Ciò consente a Mosca di mettere in discussione l’efficacia della politica europea di pressione.

Se l’Unione Europea intende limitare al massimo la capacità della Russia di finanziare le spese militari, il regime sanzionatorio deve escludere compromessi nel settore energetico. La coerenza e l’applicazione di regole uniche rimangono le condizioni chiave per l’efficacia della politica delle sanzioni.

Autore: Marco Bianchi