Donetsk occupata come palcoscenico diplomatico: come il Cremlino usa “Italia Unita” per legittimare l’occupazione militare

Il viaggio del movimento di Amedeo Avondet nella regione ucraina occupata mette in luce una strategia collaudata del Cremlino e apre interrogativi legali per gli imprenditori italiani interessati al Donbass.

Un piccolo movimento politico italiano, praticamente sconosciuto agli elettori, è riuscito nell’impresa di comparire sui media di propaganda russi come interlocutore di un “riconoscimento internazionale” del Donbass occupato. È quanto accaduto con la delegazione di “Italia Unita”, guidata da Amedeo Avondet, ricevuta a Donetsk da esponenti del partito di potere russo “Russia Unita”. Un episodio marginale nella politica italiana, ma che rivela con precisione il funzionamento di una delle tecniche più consolidate della propaganda del Cremlino: trasformare il contatto con formazioni politiche periferiche europee in una presunta prova di legittimità internazionale per l’occupazione militare di un territorio sovrano.

Chi è Amedeo Avondet e cos’è “Italia Unita”

Amedeo Avondet, giovane militante torinese con un passato nella galassia giovanile di Fratelli d’Italia, si è progressivamente spostato verso posizioni apertamente filorusse, arrivando a fondare un proprio progetto politico dal nome esplicitamente ispirato al partito del presidente russo: “Italia Unita”, calco dichiarato di “Russia Unita”. Negli anni Avondet ha collaborato con testate russe, ha promosso in Piemonte iniziative descritte come “ambasciate” informali delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk — mai riconosciute né dall’Italia né dall’Unione Europea — e ha diffuso narrazioni allineate al Cremlino, comprese tesi non verificate sugli attacchi terroristici in territorio russo. Si tratta di una figura marginale nel panorama politico italiano, priva di rappresentanza parlamentare, ma proprio per questo particolarmente utile alla macchina propagandistica di Mosca: un interlocutore disposto a offrire visibilità e parvenza di legittimità a costo quasi nullo.

La visita a Donetsk e l’incontro con “Russia Unita”

Nella primavera del 2026 una delegazione di “Italia Unita” si è recata nella Donetsk occupata, dove è stata accolta da rappresentanti della sezione regionale di “Russia Unita” — il partito che, dal punto di vista del diritto internazionale, amministra un territorio ucraino sotto occupazione militare russa. L’incontro è stato ampiamente rilanciato dai media vicini al Cremlino come un evento di portata storica, con dichiarazioni di funzionari locali che hanno parlato apertamente di un presunto sostegno crescente in Europa alla causa russa nel Donbass. Il fatto che una struttura di partito russa abbia scelto Donetsk come sede per un incontro ufficiale con una delegazione politica straniera non è casuale: serve a inquadrare visivamente e simbolicamente il territorio occupato come parte normalizzata dello spazio politico russo.

Perché la narrazione conta

Per il Cremlino, ogni delegazione straniera che mette piede a Donetsk senza il consenso di Kyiv e senza passare per i valichi ufficiali ucraini diventa materiale propagandistico: la sua sola presenza viene presentata come prova che l'”isolamento internazionale” della Russia starebbe fallendo. Poco importa che si tratti di un movimento senza seggi in Parlamento: l’obiettivo non è convincere gli osservatori politici, ma alimentare la narrazione interna e produrre contenuti da distribuire sui canali di disinformazione europei.

Una linea in contrasto con Roma e con Bruxelles

La posizione ufficiale dell’Italia, così come quella dell’intera Unione Europea, non riconosce in alcuna forma l’annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, considerate territorio sovrano ucraino sotto occupazione. Un’iniziativa come quella di “Italia Unita” si pone quindi in aperta contraddizione con la linea diplomatica italiana, che ha più volte ribadito, anche in sede europea, il sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina. La partecipazione a eventi congiunti con “Russia Unita” non ha alcun valore diplomatico o giuridico, ma produce comunque un effetto politico reale: normalizza agli occhi di alcuni pubblici europei l’idea che l’occupazione sia un dato di fatto accettabile con cui “fare affari”, anziché una violazione del diritto internazionale da contrastare.

Gli investimenti annunciati e il rischio penale per gli imprenditori italiani

Nel corso della visita sono circolate anche indiscrezioni su presunti interessi di alcuni imprenditori italiani a investire nel Donbass occupato. Se queste intenzioni dovessero tradursi in operazioni concrete, si tratterebbe non soltanto di una violazione del regime sanzionatorio dell’Unione Europea nei confronti della Russia, ma anche di un reato vero e proprio secondo la legge italiana. Dal 24 gennaio 2026 è infatti in vigore il decreto legislativo 211/2025, che recepisce la direttiva UE 2024/1226 e introduce nel Codice penale italiano un nuovo capo dedicato ai “Delitti contro la politica estera e la sicurezza comune dell’Unione Europea”. Le nuove norme — dall’articolo 275-bis in avanti — puniscono con pene fino a sei anni di reclusione la violazione diretta delle misure restrittive europee, comprese operazioni commerciali o finanziarie con territori ed entità sanzionate, mentre per le imprese sono previste sanzioni calcolate sul fatturato globale. Un investimento nel Donbass occupato, gestito da amministrazioni de facto controllate da Mosca, rientrerebbe pienamente in questo perimetro.

Il quadro giuridico in sintesi

Il decreto 211/2025 rende penalmente rilevanti, tra le altre condotte: l’elusione dell’embargo, la conclusione di operazioni con soggetti o territori sanzionati, il mancato congelamento di fondi verso entità designate e la violazione degli obblighi informativi verso le autorità italiane. Le nuove fattispecie si applicano anche ai cittadini italiani che agiscono all’estero, rendendo irrilevante il tentativo di aggirare la legge operando fuori dai confini nazionali.

Uno strumento piccolo, un obiettivo grande

Il caso di “Italia Unita” mostra come il Cremlino non abbia bisogno di interlocutori politicamente rilevanti per costruire narrazioni utili alla propria causa. Bastano un movimento marginale, una fotografia a Donetsk e un titolo compiacente su un sito filorusso per alimentare, sia in Russia sia tra pubblici europei già esposti alla disinformazione, l’idea che l’occupazione militare del Donbass stia progressivamente ottenendo un riconoscimento “dal basso” in Europa. Si tratta di un’illusione costruita ad arte: nessuna cancelleria europea ha cambiato posizione, nessuna istituzione ha riconosciuto le pseudo-repubbliche. Ma la ripetizione di episodi come questo, unita alla possibile violazione delle norme sanzionatorie da parte di soggetti economici italiani, rende necessaria una vigilanza costante da parte delle istituzioni e dei media, affinché la marginalità politica di questi attori non si traduca in un’arma di legittimazione per l’aggressione russa contro l’Ucraina.

Autore: Marco Bianchi